Dopo decenni trascorsi a scavare nelle profondità più oscure dell’heavy metal estremo, i Darkthrone continuano a dimostrare una coerenza artistica quasi irreale. Pre-Historic Metal non è soltanto un nuovo capitolo della loro interminabile marcia underground, ma un manifesto nostalgico e selvaggio dedicato alle radici più primitive dell’heavy metal, filtrate attraverso l’inconfondibile identità del duo norvegese.
Fin dalle prime battute di “They Found One of My Graves” emerge quella tipica atmosfera polverosa e necromantica che Fenriz e Nocturno Culto sanno evocare come pochi altri. Il sound appare volutamente ruvido, organico, distante anni luce dalle produzioni moderne e ipercompresse: qui tutto vive di spontaneità, istinto e passione autentica per l’old school metal.
La title track “Pre-Historic Metal” sintetizza perfettamente l’anima del disco: riff primitivi, groove epico e una scrittura che richiama tanto il doom più ancestrale quanto il black/thrash delle origini. Brani come “Siberian Thaw” e “The Dry Wells of Hell” ampliano ulteriormente il raggio d’azione dell’album, alternando cavalcate gelide a momenti più lenti e solenni, senza mai perdere quell’aura underground che rappresenta il marchio di fabbrica della band.
Molto interessante anche “So I Marched to the Sunken Empire”, breve strumentale dal sapore quasi cinematografico, che spezza la tensione prima della ripartenza feroce di “Eat Eat Eat Your Pride”, episodio diretto e abrasivo. La conclusiva “Eon 4” chiude il lavoro con atmosfere crepuscolari e un senso di decadenza cosmica perfettamente in linea con l’immaginario oscuro del gruppo.
Ciò che colpisce maggiormente di Pre-Historic Metal è la totale assenza di compromessi: DARKTHRONE non cercano di reinventarsi né di inseguire trend contemporanei. Continuano invece a celebrare la materia grezza del metal estremo con una sincerità quasi romantica, mantenendo intatto quello spirito underground che li rende ancora oggi una delle realtà più rispettate della scena mondiale.
Un album solido, ispirato e profondamente fedele alla filosofia della band. Non rivoluziona la formula degli ultimi anni, ma riesce comunque a trasmettere autenticità e atmosfera in ogni singolo passaggio.
Voto: 7,5/10
Maurizio Mazzarella
















