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HELIKON – Against The Algorithm

HELIKON – Against The Algorithm

Label: Sorry Mom!

Non credo di esser mai stato un “metallaro” in senso stretto. Potrei definirmi come tale dato che circa il 70% della musica che ascolto appartiene a questo filone, ma sono le band che apprezzo e non il genere al di fuori di esse: per questo motivo potrete vedermi con gli occhi sognanti ascoltando un pezzo dei Sonata Arctica ma poi esprimere disgusto verso gli Stratovarius; oppure avere il batticuore coi Windir ma storcere il naso verso i Mayhem, e così via. Quando non conosco una band – come in questo caso gli Helikon – è dunque mia consuetudine fare alcune ricerche prima di ascoltare l’album da recensire per avere in un certo senso un background e un contesto su cui basarmi, non potendo vantare una conoscenza sopraffina della storia del metal. Essendo bendisposto ad ascoltare nuova musica ma molto scettico verso i generi musicali, a volte si crea un ossimoro cognitivo che sfocia in un bias difficile da spegnere. Nello specifico, ho stralunato gli occhi quando su Encyclopaedia Metallum ho letto che il genere di riferimento degli italiani Helikon era il Thrash Metal e che si sentivano molto legati ai Megadeth. Qui è stato toccato un mio tallone d’Achille dato che (perlomeno fra chi mi conosce) la mia avversione verso il Thrash e soprattutto verso i Megadeth è storica: sempre io ho affermato la frase blasfema che “piuttosto che una sola canzone dei Megadeth avrei preferito ascoltare un intero concerto di Hillary Duff” (e confermo che l’idea non è cambiata). Tuttavia, bisogna essere imparziali e oggettivi e andare oltre i propri limiti cognitivi e comunque, come detto prima, seguo principalmente le band e non i generi: i Testament ad esempio li adoro nonostante facciano thrash metal. Pertanto, sebbene l’impatto iniziale con questa band non è stato dei migliori, devo altresì ammettere che più approfondivo notizie su di loro e più il mio interesse veniva stuzzicato, soprattutto quando sono andato a scoprire i temi dei loro album e delle loro canzoni e ho scorto il nome di Isaac Asimov. Già, proprio lui, lo scrittore che ha inventato le leggi della robotica e la concezione stessa di robot umanoidi che ormai è stata brevettata (lo stesso autore se ne vantava particolarmente nella prefazione dell’antologia “Tutti i miei Robot”), ma anche i principi della Fondazione. La Fondazione, e nello specifico la figura del “Mulo”, sono il tema portante del nuovissimo album degli Helikon, chiamato “Against The Algorithm”. I libri della Fondazione sono un universo non unito a quello di “Io, Robot”, ma in qualche modo derivativo, e allegorico verso i giorni nostri. (Tragi)comico è il fatto che le storie trattate sono state scritte oltre mezzo secolo fa ma risultano profetiche verso quello che accade nei giorni nostri: senza dilungarmi troppo (in quanto si tratterebbe della recensione di un disco musicale, del quale non ho ancora nemmeno parlato), posso riassumere in maniera impopolare che la Fondazione per me rappresenta la dittatura social/mediatica contemporanea. Un governo totalitario distruttore dell’individualità, dove gli interessi del singolo – ma solo quando non fa parte delle elite al comando – deve essere sacrificato per il presunto bene del sistema e della collettività. Il tempo e la continuità senz’anima come unico fine: qui compare la figura del “Mulo”, un uomo con molti difetti fisici ma con dei poteri psichici unici e apparentemente illimitati grazie ai quali riesce a modificare non i pensieri delle persone, ma le loro emozioni. Questo rende vano ogni strumento di controllo da parte della Fondazione (perchè sono le emozioni a guidare i pensieri, e non il contrario) e ne causa il tracollo. Il nuovo “governo” istituito dal Mulo è sì autoritario e centralizzato, ma anche molto clemente e magnanimo se confrontato con la fredda dittatura tecnica presente fino ad allora: molte persone considerano infatti il Mulo un “villain”, ma per me è invece un anti-eroe e un genio incompreso; sfortuna vuole che dopo alcuni tentativi, la Fondazione riesca a trovare il modo di sconfiggerlo senza nemmeno ricorrere alla violenza, bensì rigirando le sue capacità innate contro di lui, tramite l’inganno. Un’eutanasia dello spirito e della volontà con la gente che festeggia e che acclama il ritorno alla dittatura originaria, così come anche le genti al giorno d’oggi apprezzano il ritorno alle proprie Caverne di Platone e allo spegnimento della propria individualità. Okay, ci siamo: in che modo questi contenuti molto profondi vengono resi in un album thrash metal? Più che altro perchè il thrash offre molto spesso canzoni brevi e riff veloci e tiratissimi, che lasciano poco spazio al ragionamento o all’introspezione. Sono dunque più efficaci degli slogan politici (come i Megadeth insegnano in maniera magistrale, devo ammetterlo), più che trattati filosofici. Ma il risultato di “Against The Algorithm” convince, e anche bene! E ammetto che musicalmente gli Helikon mi sono piaciuti anche un bel po’: non fanno un thrash classico, tradizionale, ma vi sono diverse contaminazioni heavy, progressive e in qualche passaggio addirittura djent. Tutto questo è simbolo di una band che sa ciò che vuole, che è conscia delle proprie origini e delle band che l’hanno ispirata, ma non per questo vuole fossilizzarsi sulle proprie radici: preferisce invece far ramificare le proprie attitudini e sviluppare un sound che – per quel che mi riguarda – appare unico e alquanto interessante. Di solito i concept album vengono sempre prodotti nell’ambito del progressive puro o del prog sinfonico, risulta dunque una piacevole sorpresa vedere che anche il thrash/heavy metal è in grado di offrire prodotti tematici con degli argomenti profondi e delle liriche ben scritte. A livello di produzione, siamo lontani dai bassi potenti della Nuclear Blast o dagli effetti roboanti sulle chitarre della Reigning Phoenix: i suoni sono invece puliti, secchi, diretti, che si mostrano per quelli che sono e che proprio per questo risultano accessibili, piacevoli all’ascolto anche per uno come me che non ama il genere di riferimento. Voglio dunque fare i miei complimenti agli Helikon sia per la loro bravura musicale ma anche per i temi scelti (adoro Asimov, se non si era capito) e i miei migliori auguri per il loro futuro musicale.

Voto: 7/10

Francesco Sarcinella

Tags: rec
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