Con Nemesis, i Frontside firmano un ritorno dal peso specifico rilevante: non tanto un tentativo di reinventare il linguaggio, quanto piuttosto una riaffermazione lucida e consapevole della propria identità dopo otto anni di assenza. Il nuovo full-length, che segna anche l’ingresso alla voce di Wojciech “Mollie” Moliński, si inserisce nella discografia della band di Sosnowiec come un capitolo di consolidamento, costruito su un metalcore europeo irrigidito da innesti hardcore e deathcore, lontano da derive opportunistiche o mode passeggere.
Fin dall’accoppiata iniziale Initium / Omen, il disco definisce chiaramente il proprio campo: atmosfera cupa, pressione costante, riff serrati e una struttura ritmica che privilegia l’impatto fisico senza rinunciare a una gestione attenta delle dinamiche. La scrittura si sviluppa attraverso strutture riconoscibili ma non meccaniche, facendo leva su breakdown, ripartenze e variazioni di densità che mantengono alta la tensione complessiva. Brani come Kapłani diabła e Zostaniecie z niczym rafforzano questo impianto, tra groove asciutti, chitarre compatte e una vocalità che funge da perno narrativo più che da semplice strumento d’aggressione.
La sezione centrale (Alfa i omega, To wszystko co masz, Wejdź prosto w nowy system, Na krawędzi) mostra una volontà di evitare la saturazione continua. Pur restando ancorato a un impianto diretto, Nemesis introduce rallentamenti e aperture più controllate, evidenziando una maturità compositiva che si traduce in una migliore distribuzione del peso sonoro piuttosto che in un ammorbidimento del linguaggio. È qui che il disco dimostra una delle sue qualità più solide: restare fedele alla propria grammatica senza fossilizzarsi completamente su un’unica postura espressiva.
Nella parte finale (Chaosu nastał czas, Sztylet, brzytwa, hak i sznur, Czas zabijania e la title track), l’album torna su territori più abrasivi e compressi. In particolare Nemesis si impone come centro concettuale del lavoro, distinguendosi per una costruzione più fluida e rifinita. La chiusura con Terminus introduce un taglio più atmosferico, richiamando l’apertura e conferendo all’opera una struttura circolare che rafforza la percezione di un disco pensato come organismo unitario.
Dal punto di vista stilistico, i Frontside evitano sia la nostalgia sterile sia la modernizzazione superficiale. Nessuna concessione a sonorità djent o elettroniche: il focus resta su riff, groove e pressione ritmica. In questo senso, Nemesis si distingue per coerenza e riconoscibilità, mantenendo saldo il legame con la matrice hardcore della band. Anche l’uso della lingua polacca contribuisce a rafforzare questa identità, aggiungendo durezza fonetica e radicamento culturale.
Determinante è l’apporto di Mollie, che non introduce una frattura ma una diversa messa a fuoco dell’aggressività espressiva. La sua prova vocale, ruvida ma controllata, evita la monocromia e contribuisce alla compattezza complessiva. La produzione, curata da Tomasz “Zed” Zalewski insieme alla band, segue la stessa linea: suono denso e moderno, compresso quanto basta per valorizzare l’impatto senza sacrificare completamente la leggibilità.
Il limite principale risiede nella tenuta lungo l’intera durata: la coerenza stilistica e la pressione costante finiscono talvolta per appiattire le differenze tra i brani, riducendo il margine di sorpresa. È il rovescio della medaglia di un lavoro costruito come blocco compatto.
Nel contesto del metalcore europeo contemporaneo, Nemesis si impone quindi come un disco di persistenza identitaria più che di innovazione: solido, credibile, ben focalizzato, capace di riaffermare i Frontside con autorevolezza, pur senza ridefinire i confini del genere.
Voto: 6/10
Daniele Blandino
















