Non male, davvero non male. Ammetto di non aver conosciuto i Darktribe prima d’ora, e dunque in vista della recensione del nuovo “Forgotten Reveries”, in uscita il 21 Novembre, sono andato a ricercarmi anche i precedenti tre album per rendermi conto delle origini e del percorso evolutivo. Ammetto anche di non aver avuto aspettative troppo elevate: ormai quando leggo “power metal” parto un po’ prevenuto aspettandomi le solite tematiche riciclate, e l’aggiunta della parola “progressive” viene purtroppo usata troppo spesso più per scena (magari per la presenza di qualche sporadica battuta in tempo dispari buttata a casaccio sull’album) che per altro. Non è fortunatamente il caso dei francesi Darktribe: sono davvero una formazione che sa il fatto loro e l’italiana Scarlet Records ci ha visto giusto nel valutare il loro talento.
Le basi sono comunque prevalentemente power, di matrice scandinava più che teutonica: non abbiamo dunque parti epiche o cori happy metal, ma gelide atmosfere introspettive e contemplative accompagnate dall’onnipresente doppia grancassa. Gli strumenti a corda non appaiono particolarmente ruvidi o aggressivi ma accompagnano in maniera prestigiosa le particolari linee vocali di Anthony Agnello. Alcuni ascoltatori accostano ai Darktribe la musica dei Symphony X, tuttavia le sinfonie e le orchestrazioni non sono pane quotidiano per la combo francese, che invece risponde con un sound più diretto, che bada alla sostanza e a un minutaggio inferiore a quello di band neoclassiche o di progressive metal puro. Semmai, i Darktribe sono più avvicinabili ai norvegesi Circus Maximus, anche per via delle tematiche e dei testi che parlano della vita di tutti i giorni, dei problemi della società odierna ma senza perdere di vista la luce in fondo al tunnel, la Speranza (con la S maiuscola) da coltivare e senza quale saremmo perduti. Gradevole è anche la delicata trattazione di temi religiosi, fatto con professionalità e senza risultare faziosi e senza giudicare chi è lontano da tali argomenti: le canzoni si lasciano ascoltare con facilità e sebbene non possiamo definire l’album in uscita un capolavoro epocale, non posso esimermi dal lodare la pregevole cura con cui è stato realizzato in ogni sua parte.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















