Carolco, Samuel Goldwyn Studios ed Eagle Lion Films presentano Il Processo di Adolf Hitler, un progetto televisivo rivoluzionario in cinque episodi da 48 minuti, ambientato in una realtà alternativa dove il Führer non si è tolto la vita nel bunker di Berlino, ma è stato arrestato e consegnato a una corte internazionale per rispondere dei suoi crimini. Un esperimento giudiziario e mediatico che ha già preso vita nei pressi della Corte di Cassazione e in altre location romane, dove si svolgerà simbolicamente questo processo epocale.
Una corte senza sceneggiatura, una verità inevitabile
Nessun copione. Gli attori, selezionati con cura e formati sulla base di documentazione processuale autentica, si muovono come se si trovassero realmente in un’aula giudiziaria del 1946, immersi nelle procedure e nel rigore della giustizia postbellica. Adolf Hitler è interpretato dal celebre attore britannico Pip Utton; al suo fianco, Chrissy Caine nel ruolo di Eva Braun – testimone chiave e compagna del dittatore.
Questo non è solo uno spettacolo: è una riflessione pubblica e profonda sulla responsabilità storica, morale e giuridica di colui che ha condotto l’umanità nel suo baratro più oscuro.
La difesa dell’indifendibile
A guidare la difesa è un team di avvocati di fama internazionale, noti per aver affrontato alcuni dei casi più controversi della storia:
- Giovanni Di Stefano, soprannominato “l’Avvocato del Diavolo”, già difensore di figure come Saddam Hussein, Slobodan Milošević e Harold Shipman.
- David Martin Sperry, barrister britannico con oltre 55 anni di esperienza, rigoroso interprete della tradizione anglosassone.
Domenico Marinelli, penalista italiano esperto in diritto penale internazionale, completa la squadra.
Pur dichiarando di non voler negare né sminuire l’Olocausto, la difesa si concentra sull’analisi della responsabilità diretta di Hitler: chi ordinò concretamente la “soluzione finale”? Quale fu il ruolo di Heinrich Himmler? Hitler fu il mandante o il simbolo di un sistema più ampio?
L’accusa, un muro di ferro
A rappresentare la pubblica accusa:
- Jerome Lynch, KC (King’s Counsel), noto per la sua oratoria incalzante e la precisione nell’esposizione delle prove.
- Due sostituti ancora da annunciare, selezionati per rappresentare rispettivamente le scuole giuridiche continentale e anglosassone.
- L’impianto accusatorio si fonda sul documento originario del Tribunale Militare Internazionale, aggiornato per l’occasione da una commissione di esperti di diritto internazionale. I capi d’accusa sono due:
- Crimini contro la pace: guerre d’aggressione contro Polonia, Francia, URSS, Stati Uniti e altri Stati.
- Crimini di guerra e contro l’umanità: genocidio, esperimenti su esseri umani, deportazioni, schiavitù e torture.
Evoluzione del processo: tra finzione, storia e democrazia interattiva
In questo format unico, il pubblico non è solo spettatore, ma anche giudice. Ogni episodio consente agli utenti di esprimere un verdetto, votando “colpevole” o “non colpevole” tramite un’app dedicata. Le votazioni, aperte fin dal primo giorno, vengono aggiornate in tempo reale e culmineranno in un verdetto globale alla fine del quinto episodio.
Le proiezioni parlano di una partecipazione tra i 10 e i 50 milioni di voti nel mondo, rendendo questo evento uno dei più seguiti nella storia della televisione.
La storia alternativa: una Germania senza il suicidio del Führer
Il 30 aprile 1945, anziché suicidarsi nel bunker, Adolf Hitler viene arrestato dalle truppe alleate. Eva Braun, sposata da meno di 48 ore, è presa in custodia come testimone e posta sotto protezione. Il mondo è in subbuglio. In un accordo segreto tra Stalin, Roosevelt e Churchill si decide che il dittatore sarà processato davanti a una Corte Penale Internazionale Speciale.
Il processo si tiene a Roma, città simbolica della giustizia. L’Italia viene scelta per il suo passato dittatoriale, per la sua rinascita democratica e per il ruolo centrale della memoria storica nella sua società.
Gli episodi del processo
Ogni puntata da 48 minuti esplora una fase cruciale del processo:
- La cattura e l’imputazione – Hitler nella gabbia degli imputati, Eva Braun in lacrime, le prime prove.
- La prova documentale – Filmati d’archivio, ordini autografi, testimonianze dirette di sopravvissuti.
- La difesa rovescia la prospettiva – Interrogatori incalzanti, omissioni strategiche, ricordi sfuggenti.
- I testimoni chiave – Ex ufficiali, membri delle SS e cittadini comuni raccontano la macchina del terrore e il culto della personalità.
- Il verdetto popolare – Nessuna giuria tradizionale: è il mondo intero a decidere. Un evento in diretta, con tensione globale.
Riflessioni sulle domande che restano
- La giustizia può essere ancora esemplare, a ottant’anni dai fatti?
- La Storia si scrive nei libri, ma può essere riscritta nel cuore delle masse?
- È possibile separare il simbolo dal mandante, l’ideologia dal suo rappresentante?
- Hitler fu la causa del male o il catalizzatore di un’ideologia già latente nella società tedesca?
Una produzione cinematografica senza precedenti
La regia sfrutta le location reali della capitale: il Palazzo di Giustizia, i corridoi marmorei della Cassazione, ambienti che evocano il rigore e l’austerità della giustizia militare. Immagini d’archivio autentiche si fondono con tecniche avanzate di deep cinematography, creando un’atmosfera sospesa tra presente e passato.
Un’opera con un solo scopo: la memoria attiva
Questo progetto non è solo una lezione di diritto o di storia. È un esercizio etico, una rappresentazione potente di ciò che il diritto internazionale avrebbe potuto (e forse dovuto) fare. Dimostra come la giustizia, anche nella sua forma mediatica, possa diventare uno strumento di verità, memoria e riflessione collettiva.















