C’erano grandi aspettative e molta curiosità per il quarto album in studio, anche perché la produzione era nelle mani di Sascha Paeth, un nome importante in questo filone musicale. Purtroppo, dopo aver ascoltato il disco più volte, devo dire che il risultato non è quello che speravo.
Il disco risulta “debole” e, secondo me, è il meno ispirato tra tutti quelli usciti finora. Forse è colpa degli impegni di Chiara con gli Avantasia, non lo so, ma l’album dà l’idea di essere stato scritto in fretta, quasi senza entusiasmo. Anche la produzione non convince: sembra un po’ soffocata e non all’altezza di quello che Sascha ci ha abituati a sentire.
Eppure parte molto bene, con la title track “Beyond”, che è una specie di intro e ricorda un po’ lo stile di Tarja Turunen. Subito dopo arriva “Tame The Storm”, davvero bella, con un’atmosfera cupa e quasi apocalittica. Il brano è arricchito da bei passaggi di pianoforte e orchestrazioni ben fatte. Il canto di Chiara qui è più aggressivo e graffiante, e funziona alla grande.
Dopo questo ottimo inizio, però, il livello scende. “Crystallized” è un pezzo leggero, molto allegro e con un ritornello orecchiabile che si fa ricordare, ma non riesce a lasciare il segno. Le due canzoni che seguono, “Chase The Light” e “Would You Dare?”, sembrano uscite da un qualunque altro disco dei Temperance, e danno una forte sensazione di “già sentito”, soprattutto la seconda, che appare piuttosto prevedibile.
Il disco torna a farsi interessante con “L’Eco Del Silenzio”, una ballad molto emozionante cantata in parte in italiano e in parte in inglese (anche se prevale l’italiano). Lo stile ricorda le canzoni dei film d’ animazione della Disney, in particolare “Frozen”. È sicuramente una delle tracce migliori dell’album.
“D.N.A. (Do Not Apologize)” è piacevole, ma sembra un riempitivo. Più interessanti invece sono “Untold” e “Time To Go”, dove in quest’ ultima si alternano parti vocali liriche a voci growl, creando un bel contrasto nell’economia generale del pezzo.
Il disco si chiude con “Awakening”, un altro pezzo debole che purtroppo non lascia molto.
Esistono anche due bonus track (una sul vinile e una sul CD), ma nella versione promozionale che abbiamo ricevuto non erano incluse, quindi non possiamo giudicarle. Magari avrebbero migliorato il giudizio finale… o magari no, non possiamo saperlo.
In generale, le idee a livello di songwriting non sembrano essere molte. Anche la durata del disco – appena 36 minuti – lo fa sembrare un po’ scarno. Secondo me, questo album rappresenta un mezzo passo falso. Ci sono 4-5 canzoni buone (di cui 3 davvero ottime), ma su un totale di 10 non bastano a salvare tutto il lavoro. Un disco corto ma poco convincente.
Voto: 6,5/10
Stefano Gazzola















