Tra i Big Four del Thrash statunitense, i Testament sono coloro che più tardivamente degli altri (Metallica, Slayer, Megadeth, Overkill e Exodus… altro che Four!) hanno iniziato l’attività discografica. Non so se sia per questo che il 2020 ce li restituisce ancora così freschi ed aitanti come giovanotti, in virtù del loro energico ed assieme tecnicamente superlativo Thrash Metal della prima ora, caratterizzato da una verve compositiva che ricorda sempre i tempi più mitici dell’ascesa post-Legacy. Il tredicesimo album dei grandissimi Thrashers della Bay Area non è da meno del recente (e remoto) passato. Ricordo infatti di averli riscoperti alla grande con il precedente “Brotherhood Of The Snake” di quattro anni orsono… una pigna sonora di grande impatto con la qualità tipicamente Testament ben insita nei suoi solchi. Ma tornando al presente, “Titans Of Creation” è quanto di meglio si possa chiedere alla band nel 2020. Un album sostanzioso, contenente ben 11 brani per 58 minuti di durata, dove il meglio del meglio del puro trademark Testament si dipana in tutte le sue sfumature. Punti forti dell’album sono sicuramente una produzione eccellente garantita dalla Nuclear Blast, momenti solisti della consueta grandissima classe da parte del guitar-hero Alex Skolnick, la miglior performance vocale da impatto frontale del carismatico Chuck Billy, che se negli anni ’90 tendeva spesso ai vocalizzi “growl”, non impressionandomi granchè, da anni è tornato ormai ad essere “IL” Chuck Billy che noi tutti conosciamo ed apprezziamo, nella sua miglior performance rabbiosa e ferale (e gli facciamo tanti auguri per tutti gli scampati problemi di salute: sentiamo che resterà ancora a lungo assieme a noi). Anche il resto della formazione ormai si è attestato su un perfetto e potentissimo affiatamento, ormai abbastanza longevo. Oltre all’altro membro storico Eric Peterson (chitarra) troviamo alcuni dei più quotati nomi della scena come il rinomato “tecno-bassista” Steve DiGiorgio e il batterista che fu dei defunti Dark Angel, il grande Gene Hoglan. La sensazione in mezzo a questi solchi è di trovarsi abbracciati da una “grande famiglia” del Thrash prima ora. Questo è importante da rimarcare anche in sede di recensione. A livello di canzoni, parecchi sono i brani pienamente riusciti. Basti pensare che tutto il miglior “rifferama” alla Testament caratterizza alla grande un brano eccelso come “Dream Deceiver” (per il sottoscritto uno dei Top dell’Album), mentre un’interessante vena musicale tutta “sabbathiana” ed oscura è presente su “City Of Angels”. Oltretutto, è palese su parecchi testi una certa propensione per gli argomenti storici e/o mitologici: basti pensare a titoli come “Code Of Hammurabi”, “Curse Of Osiris”, la stessa già citata “Ishtar’s Gate”… di pari passo con le più consuete liriche “rabbiose” basate sull’osservazione del mondo attuale, quelle che hanno fatto la fortuna del movimento Thrash, come “False Prophet” e “WWIII”. In tutta franchezza, l’album risulta abbastanza lungo e variegato. Mostra dei Testament in forma smagliante e si presenta come un disco dalla qualità relativamente “sciccosa”. Cosa volete di più? Esorto ogni vero metallaro (thrasher e non) a far suo l’ultimo Testament, perché i nostri sono ormai un’istituzione, e data la qualità e l’energia ancora ben presenti nella loro musica, è bene far sentire ancora costantemente il calore dei fans, vecchi e nuovi. Alla prossima Thrashers!
Voto: 9,5/10
Alessio Secondini Morelli















