Gli Avantasia “timbrano il cartellino” con regolarità, pubblicando puntualmente un nuovo disco ogni tre anni esatti.
Era il 2022 quando uscì l’ambiguo e poco ispirato A Paranormal Evening with the Moonflower Society; riuscirà il nuovo Here Be Dragons a risollevare il nome degli Avantasia?
Purtroppo, la risposta è no. Nonostante il disco venga sottoposto a una sorta di “cura dimagrante”, risultando più snello sia nella struttura delle composizioni che nel numero di ospiti al microfono, non riesce a brillare.
Here Be Dragons è infatti l’album con meno ospiti in assoluto di tutta la discografia della band: è probabile che questa scelta sia dettata anche da ragioni economiche (meno ospiti = meno costi), forse a causa del budget più contenuto offerto dalla nuova etichetta Napalm Records, dopo 15 anni di collaborazione con la tedesca Nuclear Blast.
Detto ciò, l’album si colloca un gradino sotto lavori come Ghostlights o Moonglow, pur non raggiungendo, a mio avviso, i livelli di mediocrità di The Mystery of Time — che considero il punto più basso della loro produzione e che, curiosamente, condivide con Here Be Dragons lo stesso illustratore della copertina: Rodney Matthews.
Il disco si apre con l’inutile e deleteria “Creepshow”, mentre la title track “Here Be Dragons”, pur essendo un mid-tempo dalle venature AOR, piacevole e arricchito dalla presenza di Geoff Tate, risulta indigesta per via della durata eccessiva (quasi 9 minuti) e di un ritornello ripetuto fino allo sfinimento.
I ritmi si risollevano con la power song “The Moorlands at Twilight”, dove compare — come da copione — Michael Kiske. Molto riuscita la melodia di chitarra in apertura e dopo il ritornello (oltre al solo firmato Sascha Paeth), anche se il brano suona un po’ prevedibile. È un classico esempio di “vorrei ma non posso”: il tema principale avrebbe meritato un ritornello più fresco e originale.
“The Witch” rappresenta uno dei momenti migliori del disco, grazie a un duetto strepitoso tra Tobias Sammet e Tommy Karevik (Kamelot). Paradossalmente, mentre la title track avrebbe giovato di un accorciamento, questo brano si conclude troppo in fretta: meritava qualche minuto in più.
Molto ispirata anche “Phantasmagoria”, un up-tempo dinamico, epico, e ben costruito, con la partecipazione di Ronnie Atkins; anche qui, però, il minutaggio risulta un po’ limitato.
“Bring On the Night” è il classico pezzo alla Magnum, che ci trasporta direttamente negli anni ’80, con Bob Catley in un ruolo che sembra cucito su misura per lui.
“Unleash the Kraken” è il brano più duro, aggressivo e marcatamente metal dell’intero album: nel solo strumentale si avvertono passaggi di stampo thrash-metal. Cantato interamente da Tobias, sembra uscire dalla discografia degli Edguy, band che dal 2014 è stata messa in naftalina (definitivamente ?) in favore dei ben più “remunerativi” Avantasia.
Tra i migliori pezzi troviamo anche “Avalon”, una traccia epica , sorretta da potenti cori a supportare il duo Sammet-Cowan (Adrienne), con atmosfere che richiamano la musica celtica.
“Against the Wind”, oltre a condividere il titolo con un celebre brano degli Stratovarius, ne richiama anche lo stile: doppia cassa a tutta velocità e un Kenny Leckremo che, con la sua voce graffiante, ricorda a tratti Russell Allen. Anche questo è tra i brani più ispirati del disco.
Chiude il disco “Everybody’s Here Until the End”, con la splendida interpretazione di Roy Khan. A metà strada tra una ballad e un mid-tempo, rappresenta il classico brano di chiusura in stile Avantasia.
La versione digibook del disco include un secondo bonus disc contenente l’interessante bonus track “Return to the Opera”, un up-tempo cantato solo da Tobias e che, stilisticamente, potrebbe essere un filler proveniente dai due capolavori The Metal Opera. Sebbene il brano sia di recente composizione, sembra prendersi gioco (bonariamente) di quelle due opere. Qui, un duetto con Michael Kiske avrebbe certamente valorizzato ulteriormente la traccia.
Altri brani degni di nota presenti nel bonus disc sono le quattro tracce dal vivo registrate durante il Masters of Rock 2024, tra le quali spicca “Farewell”, con la partecipazione di Chiara Tricarico, che prende il posto che fu di Amanda Somerville.
Nel bonus disc è presente anche una versione estesa di “Creepshow”, della quale, sinceramente, si sarebbe potuto fare a meno.
In definitiva, Here Be Dragons è un’opera piacevole, ma nulla più. Un lavoro dedicato esclusivamente ai fans della band.
Voto: 6,5/10
Stefano Gazzola















