Nel vasto e affascinante panorama del progressive rock italiano degli anni ’70, In fuga dei Raccomandata con Ricevuta di Ritorno – o RRR, come spesso abbreviati – rappresenta un capitolo tanto breve quanto prezioso. Pubblicato nel 1972 dalla Fonit Cetra, questo album è l’unica testimonianza discografica ufficiale della band romana in quegli anni, eppure conserva ancora oggi una forza evocativa e una personalità tali da elevarlo a opera di culto.
L’album si configura come un concept denso e multiforme, incentrato sul tema della fuga – fisica, mentale, spirituale. La narrazione, surreale e a tratti allucinata, segue il viaggio extracorporeo di un’anima durante un’operazione chirurgica, trasformando il disco in un’esperienza teatrale, mistica e psicologica. I testi, più recitati che cantati, sono frammentari e poetici, capaci di evocare inquietudine e desiderio di liberazione in un contesto fortemente anticonvenzionale.
Dal punto di vista musicale, In fuga è un crocevia di stili: rock sinfonico, psichedelia, jazz rock, folk mediterraneo e atmosfere barocche si intrecciano in modo libero ma sorprendentemente coeso. L’interplay tra strumenti acustici ed elettrici – chitarre taglienti, flauti, organi vintage e fiati jazzati – dà vita a una tavolozza sonora ricca e imprevedibile, in cui la componente improvvisativa e l’ispirazione sperimentale dominano. L’eco di gruppi come Banco del Mutuo Soccorso, Il Balletto di Bronzo e i primi King Crimson è percepibile, ma i RRR riescono a mantenere una cifra stilistica autonoma, profondamente teatrale e visionaria.
I brani sono complessivamente sei e di congrua durata come accade nel mondo prog. Si parte con Incubo seguito dagli oltre sette minuti di Maria Reilly. A seguire c’è l’ottima Sognando, mentre Nebiano si segnala tra i momenti più alti. Ancora l’ombra è probabilmente la vera opera d’arte del disco che si chiude con Sandrina.
Pur con una produzione tecnica essenziale – a tratti ruvida – l’album mantiene intatta la sua forza espressiva. La registrazione, fedele ai mezzi dell’epoca, contribuisce anzi a creare un senso di autenticità e spontaneità. L’artwork psichedelico della copertina, evocativo e simbolico, rafforza il senso di viaggio interiore e fuga spirituale che attraversa l’intera opera.
In fuga è oggi un oggetto di culto tra i collezionisti, con le edizioni originali che raggiungono cifre considerevoli sul mercato. Ma al di là del valore collezionistico, è soprattutto un documento artistico raro, che testimonia un’epoca in cui la libertà creativa e la tensione ideale erano al centro dell’esperienza musicale.
Un disco coraggioso, imperfetto ma straordinariamente evocativo. Una pietra miliare sommersa del progressive italiano che merita una piena riscoperta. Per chi ama la teatralità, l’esplorazione concettuale e l’arte fuori dagli schemi.
Voto: 8.5/10
Daniele Blandino















