Secondo disco per la band svedese Streetlight, dopo “Ignition” del 2023, sempre per Frontiers. Certamente siamo di fronte a una realtà concreta in campo aor e comunque per il rock ultramelodico. Questo secondo “Night Vision” dimostra che le qualità sono indubbie, sia per la qualità esecutiva, le atmosfere proposte e una serie di composizioni interessanti.
Manca l’hit, il brano o i brani che possano veicolare un interesse che vada oltre gli appassionati di questa branca del metal, ma sono convinto che le potenzialità non siano tutte espresse e qualche “affiancamento” da parte di Frontiers possa contribuire a accrescere il livello dei brani che, lo dico a scanso di equivoci, è comunque molto elevato.
L’iniziale “Long Distance Runner” è un brano piuttosto vivace, mentre il riff di “Captured in the night” è duro, anche se il brano non lo è, complessivamente, allo stesso modo, con un coro molto “catchy”. “Sleep walk” si caratterizza per una valida linea chitarristica e un tappeto sonoro di tastiere che lo rendono il brano più fresco dell’intero “Night Vision” con tanto di assolo tastieristico, doppiato dalla voce. Ritmo rallentato per “Lean to love again” ballatona di classe, che mette in evidenza anche l’aspetto corale della band, seppur in un brano non originale nella sua struttura, ma molto brillante, anche grazie a una chitarra che sparge melodia e classe. Ancora una svisata di tastiera apre “Late night Hollywood” con tonalità e cori che ricordano certi brani prog, come costruzione in particolare, ma poi si sviluppa in altri ambiti, decisamente più hard, senza tralasciare l’aspetto melodico.
E’ curioso il mezzo reggae accennato in “Leanna” ballata che ricorda molto i Toto, anche nelle melodie vocali e nell’assolo, molto delicato, per un brano che comunque denota una notevole personalità. Altro riferimento illustre appena accennato la voce da megafono di “Straight to video”, all’interno di un rock’n’roll dinamico, che ricorda i Buggles di Horne e Downes che sarà poi più definito in ambito aor-metal melodico con gli Asia. “Fly with eagles” è un brano molto ricercato di aor, con intrecci vocali e un mid-tempo cui si innestano alcuni passaggi chitarristici di livello su un tappeto sonoro di tastiere. Altra ballata “Where did love go” con chitarre semiacustiche, suggestiva e con una orchestrazione decisamente suadente e un assolo che non può che richiamare il genio dei Journey Neal Schon, evidente ispirazione. “End game” pezzo che chiude il disco, ha un approccio addirittura sinfonico, poi si viaggia su territori melodici ma grintosi, con il ritorno del megafono, per una conclusione dell’opera sicuramente all’altezza del resto, con dei fiati che danno un arrivederci all’ascoltatore, con un assolo di piano stile fusion, con i suoi sette minuti e più di musica.
Buon disco, niente più.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















