Hymns of Misanthropy segna un ritorno tanto feroce quanto lucido per i Cadaver, storica formazione norvegese guidata da Anders Odden (alias Neddo). Attivi fin dai primissimi anni ’90, i Cadaver si riaffacciano sulla scena con un EP breve ma devastante, capace di coniugare la brutalità del death/grind old school con un’estetica sonora moderna e chirurgica.
Quest’opera, della durata di circa quindici minuti, non fa sconti a nessuno: è un pugno nello stomaco, una scarica di odio sonoro senza filtri, perfettamente in linea con il titolo. E proprio il titolo dice già tutto: “Inni alla misantropia”. Non si tratta di un semplice vezzo estetico, bensì del cuore pulsante dell’intera opera.
I testi affondano nelle pieghe più marce dell’animo umano, esplorando temi come il rifiuto dell’identità, il nichilismo esistenziale, la disumanizzazione, l’autodistruzione e un profondo disgusto verso la società contemporanea. Non c’è spazio per la redenzione: ogni brano è una lama affilata che incide il volto dell’umanità con cinismo e violenza.
La produzione, curata direttamente da Odden, risulta grezza quanto basta, ma al tempo stesso potentissima: le chitarre sono taglienti, la batteria — affidata a Dirk Verbeuren dei Megadeth — è una mitragliatrice inarrestabile, mentre la voce si presenta come un rantolo infernale che si muove tra profondità cavernose e furia animalesca. Il mix riesce a fondere l’approccio analogico e sporco della vecchia scuola con una potenza moderna, senza mai scivolare nel suono “plastificato”.
Gli inserti industriali e i synth disturbanti amplificano ulteriormente l’atmosfera apocalittica dell’insieme. L’artwork, dal canto suo, rappresenta una perfetta trasposizione visiva dell’album: un volto deforme, privo d’identità, incastrato in un caos viscerale. L’estetica richiama l’arte di H.R. Giger e i poster di medicina forense d’altri tempi, mentre i colori lividi e freddi — rossi malati, grigi e neri — evocano una sensazione di decomposizione imminente, facendo da specchio ideale al contenuto sonoro e lirico.
Conclusione:
Hymns of Misanthropy è molto più di un semplice EP: è un manifesto di disprezzo lucido, un concentrato di violenza e riflessione che non si limita alla brutalità per il gusto della provocazione, ma la utilizza come linguaggio per esprimere un disagio esistenziale profondo.
I Cadaver dimostrano che il death metal può essere feroce, viscerale e, allo stesso tempo, intellettualmente stimolante. Non è un disco per tutti — chi cerca melodia o consolazione farebbe meglio a guardare altrove — ma per chi ama la musica estrema con contenuto, questo è un piccolo capolavoro.
Un’opera breve ma densissima, brutale ma coerente, che colpisce duro e lascia il segno. I Cadaver sono tornati e hanno ancora molto da dire — anche se ciò che dicono è un urlo contro tutto e tutti.
Voto: 8.5/10
Daniele Blandino
















