Big Trouble è il devastante debutto full-length dei Coffin Feeder, supergruppo belga guidato da Sven de Caluwé (Aborted), affiancato da membri di Leng Tch’e, Bear e Fleddy Melculy. L’album è un omaggio sfacciato al cinema horror e d’azione degli anni ’80-’90, un viaggio nel delirio sonoro che unisce brutalità estrema, groove marziale e ironia pulp.
I testi sono veri e propri cortometraggi cinematografici metal. Niente storytelling lineare, ma un flusso continuo di immagini splatter, battute sarcastiche, creature assurde e omaggi a cult come Big Trouble in Little China, Predator, The Thing, Commando e They Live. Si alternano black humor, citazionismo e satira sociale in un collage narrativo grottesco, esaltato da titoli geniali come Fast Zombies Have Feelings Too o Necro-Nite of the Living Deadlift.
Il sound fonde death metal old school, grindcore furioso e hardcore beatdown. Le chitarre sono affilate, la batteria è un bombardamento costante di blast beat e breakdown, mentre la voce di de Caluwé oscilla tra growl abissali e scream isterici. La produzione, curata da Kristof Tuerlinckx (o in alcuni brani da Dave Otero), è pulita e potentissima: ogni colpo di rullante, riff e urlo risuona con una chiarezza spaventosa, senza rinunciare alla cattiveria. La dinamica resta viva anche nei momenti più estremi, evitando l’effetto “muro indistinto”.
Ogni traccia è una bordata. Brani come Funeral Blaze e Full Metal Racket mischiano groove e violenza, mentre Coffin Overdrive e Paint it Red offrono riff memorabili e atmosfere da mosh pit infernale. The Pigs Are Alright è il pezzo più scorretto e satirico, mentre Road Warrior cita apertamente Mad Max in una corsa sonora senza freni.
L’artwork firmato Scotty Bates è un manifesto della poetica della band: armi, muscoli, colori saturi, caos visivo e lettering rétro. Sembra la locandina di un film d’azione da videoteca, tra Escape from New York e Army of Darkness. Non si prende sul serio, ma è realizzato con grande cura e gusto estetico.
Big Trouble è uno degli esordi più divertenti, esplosivi e originali dell’anno. I Coffin Feeder dimostrano che si può essere estremi e tecnicamente impeccabili senza rinunciare alla creatività e all’ironia. Il disco è un perfetto equilibrio tra omaggio e parodia, groove e massacro, citazionismo nerd e rabbia viscerale. Un pugno in faccia pieno di nostalgia, furia e citazioni da cineforum splatter. Imperdibile per chi ama il death metal estremo condito con cultura pop e intelligenza dissacrante.
Consigliato a fan di: Aborted, Ghoul, Municipal Waste, Exhumed, Power Trip, e ovviamente… John Carpenter.
Voto: 9/10
Daniele Blandino















