Registrato in presa diretta, come fosse un live, con “EvAAvE” titolo palindromo senza particolare senso, almeno ‘per chi lo vede per la prima volta, il gruppo italiano dei DI’AUL propone un disco molto sofferto, claustrofobico, ma certamente di buona qualità.
Nel disco si trovano grandi mazzate, musica valvolare, passaggi atmosferici molto intensi e strazianti, evocati dalla voce di MoMo, che insieme a Lele alle chitarre, Rex alla batteria e Jeremy al basso compongono i DI’AUL, comunicano la sofferenza dell’esistenza.
Il loro sound è un doom/ sludge caratterizzato da ritmi lenti, con una fase ritmica molto caricata che mi ricorda certe composizioni dei Corrosion of Conformity, gruppo fra i miei preferiti, che per vedere live a Bologna nel giorno degli Slipknot per poco non muoio veramente a causa del caldo ultratorrido della loro esibizione.
Ci sono anche composizioni un po’ alternative al sound generale, come la cadenzata “Tar Wing”, che poi nello sviluppo del brano torna sui canoni complessivi del disco. Non mancano effetti valvolari a profusione in “Mad Dalena” per un brano molto interessante pieno di riverberi, che non dispiacerebbe ai Church of Misery, anche per il sulfureo riff proposto.
Proprio perché in presa diretta, si sente che DI’AUL hanno proprietà di utilizzo degli strumenti e una ottima coesione di gruppo, anche perché sono insieme dal 2010 e hanno al loro attivo una serie di concerti importanti in Italia e Europa.
La loro indole doom emerge in modo chiaro in “Petricore” e anche qui il suono è veramente e volutamente inquietante, con l’aggiunta di un assolo dai tratti psichedelici. E’ ipnotico il riff di “Succubi e incubi”, altro brano lungo, che avvolge l’ascoltatore, anche con qualche cambio di tempo e un curioso coro a cappella finale. Veramente pesante “F.O.M.O”, con un riff sulfureo e una linea chitarristica alla COC, ancora mazzate con “Geosmina” e chiusura con la title-track “EvAAvE” che si sviluppa con un giro semiacustico, per approdare a un altro brano dal sapore doom, in cui DI’AUL delineano la loro conclusione, come una pagina finale di un racconto.
Un disco certamente di non facile fruizione, ma molto interessante e di atmosfera, in un segmento piuttosto complicato e difficile della galassia metal, come il doom/sludge. I DI’AUL superano la prova, prepariamoci a vederli dal vivo.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















