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FLASHBACK OF ANGER – Prisoner of War

FLASHBACK OF ANGER – Prisoner of War

Label: Autoprodotto

Con “Prisoner of War”, i Flashback of Anger raggiungono il traguardo del quarto album, e lo fanno nel migliore dei modi.
Devo essere sincero: i primi due dischi non mi avevano entusiasmato particolarmente. Le loro composizioni, pur valide, risultavano troppo elaborate e poco dirette per i miei gusti. Con il terzo album, “Shades”, e ancor di più con quest’ultimo lavoro, la band ha compiuto un notevole salto di qualità. Sono riusciti a trovare un equilibrio perfetto tra elementi progressive e power metal, snellendo le strutture dei brani. Il risultato? Canzoni più immediate e “easy-listening”, ma mai banali o prevedibili. La qualità si mantiene su livelli altissimi per l’intera durata del disco.
Il disco si apre con l’intro di pianoforte “Introspection”, arricchito da orchestrazioni raffinate, che prepara il terreno per “Ordinary”, un brano che combina magistralmente prog e power metal.
“Call to Arms” si distingue per la sua varietà e dinamismo, alternando mid-tempo e up-tempo con un assolo di chitarra dal sapore malinconico che lascia il segno.
“Ready to Fight” è un altro pezzo di grande spessore, che potrebbe tranquillamente trovare spazio nella discografia di band come Labyrinth o Vision Divine.
La seconda parte del disco, a mio avviso, supera la prima, grazie a composizioni che si elevano ulteriormente in termini di qualità.
“Enemy’s Eyes” è uno dei miei brani preferiti: le ritmiche di chitarra e le trame della tastiera sono eccellenti, e il cantato di Alessio Gori, carico di espressività e malinconia, conferisce una profondità unica. Il brano accelera e rallenta continuamente, da brividi gli acuti di Alessio che sul finale raggiunge note altissime , tali da far rabbrividire cantanti del calibro di Timo Kotipelto.
Segue “Half Mast”, il brano più elaborato (e meno “diretto”) del disco ma che ha il pregio di riescire a mantenersi fresco e originale, grazie anche al cantato operistico nel refrain, eseguito magistralmente dallo stesso Gori.
“Dreaming Home” è un pezzo che per struttura, possiamo avvicinare a “Ordinary” , anche qui il buon Alessio ci delizia con vocalizzi di ottima fattura.
“Where I Belong” è una traccia di ottima fattura, grazie ai suoi continui cambi di tempo e con una sezione ritmica sugli scudi. Anche qui, la malinconia delle parti canore è il filo conduttore, perfettamente in sintonia con le tematiche affrontate nell’album (la guerra).
Il disco si chiude con la splendida “Neverending Thoughts”, un brano degno dei migliori lavori degli Stratovarius. Un brano power dove la furia della doppia cassa si “placa”solo nel ritornello, dove la traccia diventa più introspettiva. L’assolo di chitarra è ispiratissimo, e l’aggiunta di parti narrate, sulla scia dei Vision Divine degli ultimi due dischi (vedi i brani “The Nihil Propaganda” e “Lost” ), arricchisce ulteriormente il pezzo.
“Prisoner of War” è un concept album che affronta il tema della guerra, ma non parla di una guerra specifica. Piuttosto, esplora l’impatto psicologico di un soldato, che parte pieno di convinzioni solo per rendersi conto che la guerra non risolve nulla, lasciandolo distrutto mentalmente al ritorno, segnato da una sorta di stress post-traumatico. Un tema quanto mai attuale, visti i recenti conflitti in corso in Ucraina e in Palestina.
Questo album prosegue sulla scia di “Shades”, anche se risente di una produzione non all’altezza, che purtroppo non valorizza pienamente le ottime composizioni.
Tra le tante proposte musicali “insulse” che vengono pubblicate dalle principali case discografiche del settore (italiane e non), mi meraviglio di come non venga presa in considerazione questa band “talentuosa” (che ricordo aver pubblicato il loro primo disco sotto l’etichetta “Limb”, prodotto dal bassista dei Gamma Ray, Dirk Schlächter). Inoltre, per chi non lo sapesse, circa 17 anni fa Alessio Gori ha militato nei Gamma Ray come session-man nel doppio ruolo di tastierista e corista.
Un disco che ho inserito nella mia top ten del 2024 di Giornale Metal, che meriterebbe maggiore attenzione dagli addetti ai lavori. Oltre a portare in dote ottima musica, affronta anche temi mai banali come la guerra.

Voto: 8/10

Stefano Gazzola

Tags: Flashback of Angerrecensione
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