Dopo aver ascoltato il nuovo album di Axel Rudi Pell, è evidente che siamo di fronte a una stanchezza creativa che si protrae da quasi vent’anni, ogni disco sembra peggiorare rispetto al precedente, con idee sempre più sbiadite e prevedibili.
La recensione di un suo lavoro potrebbe tranquillamente essere un copia e incolla di quella del disco precedente.
La produzione è un altro punto dolente: i suoni della batteria ricordano quelli di un demo amatoriale. Tuttavia, “Forever Strong” si distingue come uno dei pochi momenti positivi, grazie alla sua energica doppia cassa. Il resto dell’album, invece, è un susseguirsi di riff ripetitivi e poco ispirati.
L’inizio di “Guardian Angel” suona terribilmente familiare, come se fosse stato riciclato da altre sue canzoni: quanti sono i brani di A.R.P. che iniziano con quel riff di chitarra ? innumerevoli !!
La scelta di includere la cover “Immigrant Song” dei Led Zeppelin come quarta traccia sembra un riempitivo inserito solo per raggiungere le dieci tracce standard.
Inoltre, non poteva mancare il consueto brano epico (“Ankhaia”) di dieci minuti, un elemento tipico nella discografia del buon Axel.
Nonostante tutto, questa traccia caratterizzata dalle ottime sonorità “arabeggianti”, risulta essere, insieme a “Forever Strong”, tra le migliori del disco.
Anche la struttura del minutaggio dei brani è prevedibile, con tracce che seguono una formula ormai trita e ritrita: trovi sempre, in un album del chitarrista tedesco, il brano da 10 minuti, quello da 7 minuti e cosi’ via….
L’unico vero elemento positivo dell’album è la copertina, davvero bella e promettente, ma che purtroppo non rispecchia il contenuto musicale del disco, il quale merita solo una sufficienza risicata.
In conclusione, sembra che Axel Rudi Pell stia attraversando una lunga fase di declino creativo e forse è giunto il momento di ripensare seriamente al suo percorso musicale.
Voto: 6/10
Stefano Gazzola
















