Issa arriva alla ottava pubblicazione con Frontiers e offre una notevole svolta “sintetica” alla sua musica, un aor molto leggero, ma di ottima fattura. “Another world” è scorrevole, piacevole, intrigante per certe soluzioni tastieristiche e di orchestrazione, un disco destinato a replicare i successi precedenti della cantante che non partecipa alla composizione, ma conferisce ai brani un grande apporto.
Il cantato di Issa, singer norvegese di bell’aspetto, è più orientato sui toni acuti ed è molto personale, come ben esprime il singolo apripista “Armed and Dangerous” che , peraltro, non è nemmeno il brano più brillante del disco, che si apre proprio con questo pezzo.
Dicevo delle tastiere e proprio un “hook” di sintetizzatori apre “All these wild nights”, dove il ritmo lo detta un campanaccio che avevo sentito altrettanto pregevole nel recente disco dei Nitrate.
Bon Jovi, Heart e l’aor statunitense è il naturale riferimento della coppia di compositori e musicisti James Martin (tastiere) e Tom Martin (chitarra e basso), che compongono la band con Leon Robert Winteringham, anch’egli alla chitarra. Tutti partecipano ai cori, mentre la voce solista è ovviamente solamente quella di Isabell Øversveen, in arte Issa.
Non poteva mancare la ballata, che peraltro è di gran classe. “Only in the dark” è anch’essa scandita dalle tastiere, molto adatta alla programmazione radiofonica, superando di gran lunga quanto ascoltiamo quotidianamente, quando accendiamo la radio, pentendocene un minuto dopo averlo fatto.
Ai limiti del plagio, credo e spero inconsapevole, “Never Sleep Alone”, che è uguale a un brano di un gruppo che ho recensito negli anni 90 ma che non credo ricordi nessuno, o quasi, i Transit e la loro “Vodoo Nation”. Sarà certamente un caso, ma la somiglianza è imbarazzante.
Molto ritmata è “The Road to Victory” , che ha un buon coro e un ritornello che è facilmente memorizzabile e un incisivo assolo di chitarra che, diciamolo chiaramente, non è la principale protagonista di questo “Another World”.
L’assenza nella line-up di un batterista è sospetta e, infatti, una drum machine sembra guidare l’ottima title-track “Another World”, brano molto gradevole e anche “caldo” specialmente nella interpretazione di Issa, ottima davvero.
“Kick of fire” è un altro brano acchiappatore, stile Heart ma rivisto a livello tecnologico, con tutti gli ingredienti per piacere al primo ascolto, mentre “Got an hold on me” inizia con imbarazzanti colpi di batteria elettronica stile Pino d’Angiò….Nonostante questo il brano, seppur molto lineare, si fa apprezzare per lo sviluppo con un certo groove. “A second life” è una via di mezzo fra una ballata e un brano aor intimistico, ma dire che si tratti di materiale disprezzabile risulterebbe eretico, sia per la qualità esecutiva che di impatto. In questo senso “The Harden Fight “ è un altro brano top, grazie alla straordinaria prestazione vocale di Issa che aggiunge quel valore a un impianto molto trascinante, anche grazie a un vocalizzo che si interseca a un assolo della sei corde molto valido. Il loop tastieristico è di altissimo livello, per uno dei migliori brani aor dell’anno, ovviamente fra quelli che ho ascoltato.
Il disco si chiude con “Lost and lonely”, brano onesto e interessante, per una uscita che pone Issa fra le pubblicazioni più gradevoli per l’aor. Certamente chi ama certe sonorità più ruvide, giudicherà commerciale e tendente al pop questo “Another World”, che è comunque un disco buono.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















