Il nuovo lavoro dei Thucandra “Hail the abyss” arriva dopo “A dying wish” e dopo un pò di silenzio, arrivato prima del all’album menzionato del 2021, e di una serie di incombenze della band (non ultima la perdita del bassista per un incidente stradale).
Strutturalmente la band teutonica cosa propone? Beh… presto detto un death black parecchio ispirato ai Dissection senza mezzi termini e talvolta non solo per quello che comporta il composto; aggiungiamoci che si sono avvalsi della capacità e dell’esperienza di Dan Swanö ed abbiamo il quadro completo.
Se da un lato abbiamo un meccanismo chiaro ed affidabile per quello che comporta la parte compositiva, di arrangiamenti e di post produzione; ci troviamo però dall’altro lato con delle dinamiche che non fanno evolvere minimamente la band verso altro. Ovviamente la dinamica non è per forza di cose a livello evolutivo, ma ci si aspetta con l’andare del tempo che la band decida di uscire dalla confort zone, qualsiasi band non solo i Thulcandra, cosa che però non viene fatto da loro e come molti hanno un “croce e delizia” da dover gestire.
Delizia in quanto è palese la passione e la voglia di fare musica in quel modo, la croce(perdonatemi per la freddura: croce rovesciata?!) è il fatto che chi si aspetta delle evoluzioni stilistiche non le troverà e in alcuni casi si troverà un bel lavoro che suona bene in pieno stile anni 90 e primi duemila con solo alcuni accorgimenti moderni, per non perdere alcuni strumenti.
Detto questo è fuor di dubbio che se siete interessati ad un approccio sonoro vecchio stile “Hail the abyss” fa per voi, perché inanella una discreta quantità di canzoni abbondantemente sopra la media, fermo restando che vi debba piacere il death-black di fine secolo scorso.
“On the wings of cosmic fire”, “Blood of slaves”, “Velvet damnation”, “Hail the abiss” e “Acheronian cult” sono le canzoni che mi hanno colpito di più; e come sempre vi invito a prendere l’album ascoltarlo e decidere le vostre.
Il risultato finale di questo nuovo album dei Thulcandra è un’esperienza che potrebbe risultare assai piacevole per gli inguaribili romantici del panorama black-death svedese di una trentina di anni fa, per gli altri potrebbe sicuramente essere considerato come un buon lavoro, ma che difficilmente troverà una quarta o quinta possibilità di ascolto. Ma sia chiaro non è una pecca della band in quanto tale, ma è la scelta di approccio sonoro fa la differenza rispetto alle nuove leve.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin
















