“La speranza è l’ultima a morire”…quando nessuno ormai ci credeva più, ecco tornare alla ribalta il power-metal che aveva caratterizzato gli esordi della band finlandese, con “Clear Cold Beyond” i Sonata Artica decidono di ripartire da dove li avevamo lasciati nel 2004 con l’album “Reckoning Night”.
A livello di songwriting che a livello di produzione le tracce che compongono questo platter si ispirano maggiormente a un disco come “Winterheart’s Guild”, in particolare l’opener “First In Line” e la successiva “California”, brani che potrebbero tranquillamente far parte di quell’ opera.
I suoni sono un pò “ovattati”, poco “cristallini”, benché il disco sia stato mixato dal Miko Karmila ai Finnvox e masterizzato da Svante Forsback ai Chartmakers.
Tra gli episodi che riassumono a 360° tutta la carriera dei Sonata Arctica annoveriamo “Shat Mat” e “Dark Empath” entrambi caratterizzati da atmosfere a tratti “nefaste”, la seconda in particolare rappresenta il punto d’unione tra le produzioni “sperimentali” degli ultimi vent’anni e quelle degli esordi sulle quali sono tornati con questo album.
I brani “power” migliori del disco sono senza alcun dubbio “Cure For Everything” e “Angel Defiled” con la doppia cassa sparata alla velocità della luce condita dal classico “sound” neo-classicheggiante che rimanda ai primi due album “Ecliptica” e “Silence”.
“A Monster Only You Can’t see” ricorda sia per struttura che per pathos il brano “The Boy Who Wanted To Be A Real Puppet” da “Reckoning Night”, di cui ne diventa l’ottimo successore.
I brani più prettamente power, quelli veloci, sono concentrati nella parte iniziale del disco, trovo curiosa la scelta di mettere in scaletta le due (ottime) ballad “The Best Things” e “Clear Cold Beyond” tutte in coda (io le avrei sparse quà e là per rendere l’alternarsi dei brani un po’ più omogeneo), che poi sarebbero “tre” se consideriamo anche la bonus track “A Ballad For The Broken”.
Una citazione particolare merita la title-track “Clear Cold Beyond” sia per la tematica affrontata nel testo che per la forte carica di espressività e malinconia che traspare dal cantato di Tony Kakko; il brano mi ricorda gli “Arcadia” di Simon Le Bon e Nick Rhodes (disco “Notorius”) e non può essere un caso visto l’amore di Tony per quel genere musicale (lui che non è propriamente un “metallaro”).
Chiude il disco la seconda bonus track presente nella versione digipack, la cover di Martika “Toy Soldiers”.
Capolavori come “Ecliptica” o “Silence” sono ricordi lontani ormai, ma il fatto di essere tornati sui propri passi, abbandonando certe sperimentazioni non sono cose di poco conto: quindi bentornati Sonata Arctica !!
Voto: 7,5/10
Stefano Gazzola















