Dopo il live “Made in Switzerland” e la riedizione di “Chapter IV -The Reckoning” ecco uscire finalmente il nuovo album di inediti dei Signum Regis, forti della presenza ormai consolidata del singer brasiliano Jota Fortinho.
Il disco apre le danze con “Daniel’s prophecy”, un up-tempo caratterizzato da diversi cambi di scenario dove si alternano sfuriate power a passaggi quasi prog-metal, anche le parti vocali alternano passaggi melodici ad altri più aggressivi, in stile “Russell Allen” per intendersi.
Si procede alla grande con “Ministry of truth” dove le ritmiche (riffs) ricordano a tratti i Megadeth, ottima traccia con la voce di Jota che per la sua impronta ricorda oltre al già citato Russell, anche il suo connazionale Thiago Bianchi, come in tutti i dischi targati Signum Regis è la coralità e melodicità dei refrain a farla da padrona.
In “Salt of the earth” ecco materializzarsi gli Stratovarius di “Eagleheart” pur mantenendo sempre il trademark tipico che caratterizza la band slovacca.
Dopo un ottimo inizio, il platter subisce una piccola flessione in termini qualitativi visto che “Interpreter of dreams” è un brano tra i più anonimi presenti nel disco e che ha i sapore di già sentito e risentito, molto belli però i soli di chitarra malmsteeniani posti qua e là in modo randomico durante le parti cantate.
“Pilgrim Road” è un up-tempo tipicamente Signum Regis per cui può valere la stessa analisi fatta per il brano precedente, traccia senza infamia e senza lode.
“Servants of the fallen one” è un brano in cui si riesce a fondere perfettamente il power melodico all’ hard rock influenzato da alcune velature A.O.R. , molto melodico e a tratti “zuccheroso” ma il risultato finale è davvero pregevole.
Dopo questa “piccola” flessione si torna a picchiare selvaggiamente con “Sea of Galilee”, le sfuriate di batteria sono al limite dello speed-metal ma il refrain altamente farcito di melodia lo reindirizza sui classici territori power, molto bello il solo di chitarra che rimanda agli Helloween dei due Keepers.
Tra i brani migliori troviamo “Prepare for war”, song di chiara matrice del power metal teutonico e caratterizzata dall’uso sapiente di (magnifici) cori e contro-cori.
“Undivided” è una traccia epica e al tempo stesso altamente carica di melodia il cui utilizzo dei cori mi ricorda quelli adoperati da Roberto Tiranti nei Labyrinth (soluzione che rimanda a sua volta al suo background con i New Trolls).
Chitarre simil country-western aprono “Shield my soul” che nelle fasi iniziali ricorda parecchio “Fear of the Dark” degli Iron Maiden sia per il suo incedere sia per come viene interpretata a livello vocale: un plagio quindi ? No, perchè il brano poi vira verso lidi più power, anche se la composizione risulta altamente influenzata da quella della Vergine di ferro.
Il disco è ottimamente prodotto, ben suonato e vanta la presenza di un ottimo cantante come Jota Fortihno che riesce a dare quel valore aggiunto alla band , che era venuto meno dalla dipartita di Goran Edman e l’ingresso di Mayo Petranin (il cui timbro vocale mi era particolarmente “ostico”).
Un disco onesto nel suo genere, forse non il migliore della loro discografia, ma tutto sommato “buono”.
Voto: 7/10
Stefano Gazzola















