I Motive black si presentano a noi con “Auburn”, esordio tramite AFM Records, e di base il progetto ruota “tutto” intorno alla figura di Elana Justin che oltre ad essere la cantante e la deus ex machina di fatto gestisce tutto, pur non avendo una vera e propria band.
Quindi chi suona? Mi chiederete voi, beh… Marcos Curiel alle chitarre (P.O.D.), Ray Luzier (Korn) alle batterie e Carla Harvey (Butcher Babies)quest’ultima come guest vocalist solo nel brano di apertura dell’album; ma questa lineup è solo in studio. Da live le informazioni dichiarano: “live lineup: Elana Justin”.
Comunque sia, andiamo avanti; undici tracce per un totale di quaranta minuti ed una manciata di secondi. Quindi una serie di tracce buone per la radio dato che siamo di fronte ad una media dei tre minuti di nu metal di fine anni novanta e primi anni duemila.
Strutturalmente il metodo di composizione è visto, sentito, rodato e consumato. Questo implica che : da un lato abbiamo la confort zone a disposizione, ma dall’altra visto e considerato che ha chiamato una serie di persone interessanti, magari chiamarne almeno una per aiutarla per la composizione e la produzione non avrebbe guastato.
Per trovare qualcosa di leggermente differente dobbiamo andare quasi a fine album, quando spunta una traccia con poderose infezioni thrash metal, vi citerò il nome più avanti.
Per il resto, come ho già scritto e parafrasando una battuta che si trova in Die Hard:”I’m too old for this…”
Le tracce si muovono tutte in maniera super prevedibile finendo per risultare facilmente dimenticabili e con dei ritornelli che sfociano pesantemente nel pop; ok che il nu metal ed il crossover di fine secolo ed inizi duemila non è noto per essere la quintessenza del virtuosismo, ma è altrettanto vero che ci si può mettere del proprio.
“Cellophane” la canzone differente di cui sopra, “Broken” che non c’entra con la canzone dei Pantera, “Fight alone” e “Bloodsport” si fanno ascoltare volentieri. Ma come accennato volentieri si fanno ascoltare, ma altrettanto si scordano.
Se l’intento era fare un lavoro senza pretese, diretto e di easy listening… direi che centrato l’obiettivo. Se invece l’intento era di fare qualcosa di nuovo e di incisivo, spiace dire che la strada è ancora lunga.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















