Terribilis es album iste! Questo disco incute timore reverenziale! Nevvero? Vabbeh che non sono mai andato forte in latino, ma cerco quantomeno di rendere l’idea. D’altronde, con un nome così… gli Apostolica sono al secondo album, ed è un album che davvero incute timore. Il misterioso quintetto italico (animato da personaggi sotto mentite spoglie di nomi quali Jonas, Malachia, Isaia, Ezekiel, Jeremiah, nascosti da pacchianissime quanto spaventose maschere di scena) presenta un concept-album che verte sulla storia della congrega eretica degli Apostolici, esistita attorno al 13mo secolo, e lo fa con la sua ridondante miscela di Power Metal ultra-orchestrale. La partenza con tanto di organo cattedrale e cori simil-gregoriani di grande impatto la dice tutta. Le sonorità sono quelle, e rivangano grandi nomi del Power quali i Sabbaton. Ma per rievocare non certo atmosfere guerrafondaie provenienti da epoche ancestrali o dagli ultimi conflitti mondiali, bensì dalla storia maledetta e pia di questo grande ordine religioso del medioevo. A tratti velato di esoterismo, dato che almeno in un brano viene addirittura scomodato un personaggio sinistro come Rasputin… Ovviamente, aspettatevi la più pura produzione del Symphonic Power, con tanto di cori e orchestrazioni, spesso epicheggianti, che “affogano” i ritmi metallici di chitarra, basso e batteria. E’ una prerogativa del Symphonic, e di certo gli Apostolica, che in questo senso articolano la loro narrazione, non vogliono di certo rinunciarvi. Toccando i limiti della pacchianeria, certo. Ma non disdegnando mai un certo senso narrativo e immaginifico, presente comunque in quantità copiosa su tutto l’album. Di certo “Animae Haeretica” non mancherà di incantare tanto gli amanti del filone Sympho-Power, nè tantomeno gli amanti di espressività affini ai Saviour Machine e al Christian Metal. Chi invece detesta il Sympho-Power stia alla larga, in quanto rischia di rimanere rintronato da tutti i cori ecclesiastici e soprattutto dal mare di keyboards orchestrali che, soprattutto ad alto volume, non sono da meno delle roventi chitarre. Un plauso anche all’artwork firmato dal batterista dei Deathless Legacy, Andrea Falaschi. Possiamo ammettere che ciò che è rappresentato dagli Apostolica, a livello tanto musicale quanto iconografico, non era ancora stato proposto da nessuno. Quantomeno a certi livelli di convinzione. Tanto di cappello!
Voto: 7/10
Alessio Secondini Morelli















