La storia che ci lega agli Edge Of Forever di Alessandro Del Vecchio parte sin dal loro primo album. Quando uscì “Feeding The Fire” nel 2004 fummo attratti dalla partecipazione al progetto di Jeff Scott Soto come ospite e di Marcel Jacob (r.i.p.) come produttore. Alla prima occasione ci fiondammo per vederli dal vivo e conoscemmo Ale. Da allora (e sono passati quasi 20 anni) si è cementata una gran bella amicizia e siamo fieri di aver intravisto (quando il nome di Ale non aveva ancora risonanza internazionale) le potenzialità che avrebbero portato il cantante/polistrumentista/songwriter/produttore italiano alle luci della ribalta.
Ad oggi di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, sembra ieri che ci entusiasmavamo con “Seminole” ed è già tempo di gustarci il nuovo album dal titolo “Ritual”. Iniziamo col dire che la formazione attuale è la migliore possibile. Oltre ad Ale non si può non citare il bravissimo Aldo Lonobile, vero asso della sei corde, e il duo Nik Mazzucconi/Marco Di Salvia, sezione ritmica di classe superiore. La stabilità della line up assicura poi una continuità stilistica in cui ogni membro del gruppo si integra a perfezione. E in effetti il grande pregio degli Edge Of Forever è quello di suonare come una band e non come un progetto di Alessandro. Inoltre, la storia raccontata dall’album (due gemelli nativi americani sono costretti a dover nascondere le proprie radici intraprendendo un viaggio che li porterà al ricongiungimento finale) è supportata in maniera impeccabile dalle melodie che riflettono le varie emozioni scaturite dal racconto.
“Where Are You” ci colpisce subito col il basso pulsante di Nik e il ritornello sparato a mille (ti si pianta direttamente nel cervello ed è tra i più belli partoriti dalla band). La produzione è potente, pulita il giusto senza risultare troppo patinata. Non a caso la seguente “Water Be My Path”, più calma e densa di melodia, ne trae sicuramente beneficio.
“Freeing My Will” è una splendida cavalcata di metal melodico. Il suo ritmo incalzante ci ricorda un po’ il primo Malmsteen e dal vivo sarà una bomba
“The Last One” è forse quella che ci riporta più alla mente le passate produzioni della band ma ha dalla sua una carica e un impeto che ci rendono impossibile il non apprezzarla.
Non poteva mancare la ballad. “Love Is The Only Answer” contiene al suo interno, oltre alla melodia, una carica epica, un’ispirazione e un pathos che ben poche volte ci è capitato di ascoltare. Con “Forever’s Unfolding” si ripresenta il classico hard rock di matrice americana, con il refrain a dominare insieme al pesante riff di chitarra. Il solo alternato tra chitarra e tastiere aggiunge ulteriore valore ad un pezzo perfettamente strutturato.
Poi arriva il capolavoro. La lunga suite “Ritual” divisa in 7 parti. Dall’inizio epico si passa al class metal di “Revert Destiny” e al metal melodico dal ritmo sostenuto di “Taunting Souls” (strepitoso l’assolo di hammond). L’intermezzo “Baptized In Fire” con gli spettacolari intrecci vocali fa da preludio alla stupenda parte V “Ride The Wings Of Hope” che miscela il sound dei Deep Purple a quello degli Uriah Heep, pur mantenendo la matrice tipica della band. Ancora emozioni con la ballad piano e voce “Cross My Eyes” e i vocalizzi “indiani” su “Reconciliation” (con un Del Vecchio stratosferico) che chiudono la suite.
“Ritual” prosegue il percorso degli Edge Of Forever ed è destinato a diventare l’ennesimo gioiello della loro discografia. Tutti i pezzi brillano di luce propria ed hanno il magico potere di tenere l’attenzione dell’ascoltatore sempre vigile. Inoltre, anche dopo ripetuti ascolti ogni volta si riescono a carpire inflessioni e scelte stilistiche che prima sono sfuggite. Ale, Aldo, Nik e Marco hanno colpito ancora nel segno, grande lavoro ragazzi.
Voto: 9/10
Fabrizio Tasso















