Negli anni 80 c’erano due Vendetta : una band americana e faceva un hard rock contaminato da altri generi, che ebbe una vita breve e un gruppo tedesco che ebbe il suo momento di gloria nel 1987 con l’ottimo “Go and live…Stay and die” e il successivo “Brain Damage”. Poi la band ha smesso di suonare fino al 2007, quando è uscito “Hate” e poi, a distanza di anni, nel 2011 “Feed the Extermination” e, nel 2017, “The 5Th”.
Non ho sentito nessuno di questi tre, mentre mi appassionai alla fine degli anni 80, perché mi sembravano molto rabbiosi e potenti. Una rabbia e una potenza che ritrovo in questo discreto “Black as Coal”, con un suono maturo, evoluto, anche se chiaramente appartenente al filone del thrash, ma declinato in una forma veramente interessante, certamente non banale.
Confonde un po’ le idee l’iniziale “Shoot to kill” perché il suo riff è qualcosa di strepitosamente speed-thrash, come da tempo non sentivo. Un brano killer che va ascoltato e che contiene la frase magica “Never surrender”. E’ proprio questa la sensazione che genera il brano, di chi non voglia arrendersi alle mode e al trascorrere del tempo. Per quanto mi riguarda, sarei già soddisfatto e il brano certamente mi accompagnerà nei prossimi anni nella mia playlist.
Detto questo, spiego cosa intendo dire che confonde. Resta praticamente un episodio isolato, perché di canzoni costruite su riff di questa natura non ce ne sono praticamente altre, in “Black As Coal”. Il disco si dipana in una serie di composizioni molto articolate e ben eseguite, assolutamente non banali, dove a ogni ascolto scopri qualche passaggio che non avevi colto. Insomma, un gran bel disco di musica che possiamo definire, se vogliamo dare per forza una definizione, una specie di tecno-thrash che guarda anche alle partiture di Exodus, la cui musica è accostabile a questi ottimi Vendetta, come in “Stranglehold of Terror”.
La band è ottima : Mario Vogel – Vocals, Michael “Opf” Opfermann – Lead Guitar , Jan Hüttinger – Lead Guitar, Klaus Ullrich – Bass, Rhythm Guitar e Domi Bertelt – Drums con il decisivo apporto in fase compositiva dell’originario cantante e chitarrista Achim “Daxx” Hömerlein, che ha lavorato con il bassista Ullrich alla realizzazione di questo importante disco.
I brani, dicevo, sono elaborati ma non noiosi, visto che, ripeto, crescono a ogni ascolto. Cori e ritornelli sono comunque trascinanti, come in “No hands but a gun”, brano che si caratterizza per un grande assolo di basso “slappato”, che dimostra anche che la band è valida tecnicamente in tutti i suoi componenti.
“AK-47” è un altro esempio di brano multiforme, che cambia diverse volte ritmo e scenario, sempre all’interno di una orchestrazione satura ma pulita, dove le distorsioni non servono a coprire niente, ma esaltano la struttura delle composizioni. Manifesto di questo è proprio la title-track, “Black as Coal”, brano di grande dinamismo e con linee chitarristiche brillanti e ricercate, che tradiscono anche una matrice blueseggiante nell’approccio solistico. Non ci sono riempitivi e un altro riff killer anima “Time to Change”, mentre con “Cheap Death” c’è un grande muro del suono a sostenere le parti vocali, mentre “Pallbearer” lascia spazio all’interazione fra le chitarre, affilate e cattive al punto giusto. Con “For dear life” rallenta un po’ il tempo di esecuzione, che non è serrato come negli altri brani, ma anche la voce fa comunque la sua figura. Il disco si chiude con una darkeggiante “Beast in her eyes” che propone ben 7 minuti di suoni serrati e aggressivi.
Insomma, un ottimo disco per una band che sembrava ormai pensionata e che invece ha ancora molto da dare al metal europeo e mondiale.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















