Cominciamo subito con il dire che fra quelli che ho sentito fino a ora, Rian, insieme a Winger, si candida nella ristretta cerchia dei dischi aor-class metal migliori del 2023. Perché dico class metal, rispolverando una definizione sicuramente in voga negli anni 80\90 e oggi per certi versi superata? A mio avviso, la ricerca della melodia legata a una musicalità per diversi elaborata, “cromata” come si diceva un tempo, con un grande lavoro della chitarra che cerca linee melodiche non particolarmente scontate, come avviene nella maggior parte dei dischi di questo genere, su un tappeto di tastiere di grande classe, evocano questo aspetto del metal melodico che ha avuto importanti interpreti come Ratt e Dokken.
Rispetto a questi nomi, certamente Rian sono a pieno titolo inseriti nel filone dell’hard melodico nordico e la loro provenienza svedese lo conferma, ma sento in Rian una ricerca di originalità che mi ha fatto amare immediatamente “Wings”, sensazione confermata con il succedersi degli ascolti.
I Rian, Richard Andermyr – voce / chitarra, Jan Johansson – batteria, Jonas Melin – basso, Tobias Jakobsson – chitarra solista, mentre le tastiere sono suonate da Eric Ragno, che possiamo considerare un membro esterno del gruppo, prendono vita nel 2017 con il debutto indipendente “Out of Darkness”, che ha suscitato l’interesse del colosso melodico mondiale Frontiers, che li ha messi sotto contratto, con cui hanno realizzato “Twenty-Three”, uscito nel 2021 e ora bissato da questo “Wings” che alzerà ulteriormente le quotazioni di questo combo svedese.
Difficile scegliere fra i brani, perché, a livello compositivo, si sente che lo sforzo è notevole, con il leader Richard Andermyr a creare idee e riff, supportato da una band che cerca costantemente il groove e il colpo a effetto. In questo contesto le tastiere hanno un ruolo determinante, ma per chi ama la chitarra come il sottoscritto non può non apprezzare la classe di Tobias Jakobsson, vero solista al servizio del progetto Rian. Non mancano anche momenti più riflessivi, con alcune ballate non scontate.
Il disco parte subito con due bombe come “Carry my wings” e “We ride” che confermano subito tutto quello che ho scritto sopra, brani melodici ma molto arrembanti. “Don’t wait for the fire” è in crescendo, con aperture melodiche e arrangiamenti vocali che, in tutto il disco, sono molto accattivanti e rimangono ben stampati nella mente dell’ascoltatore, insieme a momenti più leggeri, con un assolo di matrice blueseggiante di Jakobsson e una orchestrazione di gran livello. Ancora atmosfere rarefatte per “Dance the night away”, con la chitarra che poi trascina il brano verso un hard-melodico meno personale di altri pezzi di questo disco, ma eseguito alla grande. Molto più aggressiva “War is over” ( magari!!!) che è davvero il prototipo del class metal dei giorni nostri rivisitato in classe nordica, un riff tirato e una linea vocale spettacolare sottolineano questo brano, che propone al suo interno un notevole break di basso e un altro assolo molto ficcante, con un ritornello efficacissimo. Mi ricorda gli Houston, altro gruppo di punta del movimento cui Rian appartengono, “Look at the stars”, mentre “One in a million” è una sofisticata ballata che vede la voce di Andermyr e la chitarra di Jakobsson regalarci un brano molto suggestivo, tutt’altro che banale e che dimostra anche che la musica di Rian è guidata dal cuore, almeno così mi sembra immergendomi nell’ascolto di questo disco. Si torna verso l’hard rock con “On the wind”, mid tempo abbastanza classico, in cui c’è comunque un tocco personale, mentre un riff molto roccioso, dalle venature blues anima “When you’re gone”, altro brano dove l’assolo di Jakobsson è veramente convincente. Un pianoforte introduce un’altra ballata, “Silence of our dreams”, che mette ancora in evidenza la qualità vocale di Andermyr, per un brano leggero ma suadente. L’ultimo brano è quello scelto per il video di lancio di “Wings”, uscito qualche giorno prima del disco. Una fotografia esatta della loro musica, per chi non li conosce.
A me, ripeto, il disco, complessivamente, è piaciuto molto. Mi aspetto qualcosa in più la prossima volta, ovvero un hit che collochi Rian davvero nell’olimpo del metal di classe e dell’aor scandinavo di ogni tempo. Le potenzialità ci sono, il contesto di lavoro è il migliore possibile…
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















