I Sigh sono una band black metal che molti, me compreso, ascrivono al filone avant-garde black metal e venne fondata nel 1990 da Miraki Kawashima, e si… sono giapponesi. La prima nota storica è che il loro esordio uscì per la Deathlike silence productions, l’etichetta di Euronymous. A differenza della maggior parte, per non dire la totalità, delle band del genere madre, ovvero il black metal, loro dichiarano di abbracciare il mikkyo, un filone esoterico buddista che considera ogni essere umano come un Buddha.
L’album è completamente in giapponese, dai testi alle grafiche. Per quello che comporta invece il composto, la componente black c’è ma si abbraccia a dinamiche più avanguardiste puro, con schemi compositivi ben delineati e consolidati, che percorrono certi sentieri ben conosciuti alla band. Partiamo con dei riff squisitamente thrash a cui si avvicina la voce in scream, ma non solo; troviamo persino momenti in pulito e quasi teatrale; abbiamo poi una batteria che approda sia su lidi rallentati e quasi doom ed heavy classici che su dinamiche di blastbeat.
Inoltre l’uso di tastiere e strumenti folk aggiunge altra carne al fuoco rendendo l’ascolto vario ed interessante. A tratti sembra quasi di ascoltare una versione nipponica degli Arcturus.
Strumenti a fiato, principalmente tradizionali nipponici, che creano delle dinamiche ipnotiche ed allo stesso tempo sono delle parti che, se tolte, renderebbero i brani scarni e prevedibili.
Ci sono molte situazioni di disorientamento per l’ascoltatore, situazioni ovviamente volute, che portano per forza a dover rimanere incollati all’ascolto dall’inizio alla fine.
Personalmente questa volta devo dire che oltre a segnalare le migliori tracce , segnalo anche le tracce meno riuscite ovvero, partendo da quelle meno riuscite: “Kuori inori”, che è intro da 16 secondi che oggettivamente non aggiunge nulla all’album e l’outro “Touji no asa”, perché seppur un buon strumentale, dura troppo e risulta monotono in più punti.
Per le migliori direi “Kuori kage”, “Shikabane”, “Mayonaka no kaii” e “Fuyu ga kuru”.
“Shiki” a conti fatti è un lavoro molto variegato e con delle potenzialità non da poco. Le capacità della band sono ottime, le scelte di campo che portano a spaziare ed a infettare il black porta ad avere un album intrigante e seppur di metal estremo non è monotono e neppure scontato.
Voto: 8.5/10
Alessandro Schümperlin















