Quinto full-length, a cinque anni di distanza dal precedente lavoro, per una band come i Process of guilt che però vive nell’ombra e senza clamori. Probabilmente il motivo principale è il fatto che la band ha delle tempistiche di lavoro differenti da quello che il mercato musicale pretende e vuole attualmente.
Si… se ve lo state chiedendo la risposta è si: la label “Alma mater records” è quella del cantante dei Moonspell.
Strutturalmente la band ora punta a dinamiche sludge e rallentate, quindi il cuore death doom batte ancora, ma per la solo parte doom.
La batteria la fa da padrone, insieme alla voce che urla disagio e rabbia misto a tristezza e desolazione. Il basso prende posto e si sente bene; la chitarra in fase di parte ritmica ha meno mordente rispetto ai punti in cui da il meglio con soli e/o soli.
Post produzione notevole, mix e master che permette di apprezzare al meglio il tutto senza sofismi particolari. Troviamo un lavoro di mixer veramente azzeccato che fa apprezzare al meglio tutte le sfumature degli strumenti e l’energia e le emozioni del canto.
Rispetto da quello che ci si potrebbe pensare, le tracce sono mediamente lunghe, ma neppure troppo, nel senso che sono brani che mediamente stanno tra i quattro ed i sei minuti. Detto questo il risultato è interessante, intrigante e corto. Si perché seppur abbiamo brani ribadisco medi, abbiamo solo sei tracce e per cui l’album dura “poco”.
“Scar”, “Victims”, “Slaves” sono il trittico che mi ha colpito più degli altri tre brani, fermo restando che comunque anche gli altri tre brani hanno un certo appela ed una certa capacità di coinvolgere. Di sicuro un ascolto va fatto, è obbligatorio se apprezzate i lavori fatti bene e con una cura particolare pur essendo metal che ha anche venature estreme.
Se vi piace lo sludge, se vi piacciono i brani crudi, se volete dei brani corposi nella loro semplicità e se volete: un lavoro ispirato, bello sotto molti aspetti, valido e curato; questo è il lavoro che fa per voi.
Come già accennato poco sopra, dispiace che duri così poco e che la band faccia passare tanto tempo tra un album e l’altro.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















