“La prima e la più semplice emozione che scopriamo nell’anima nostra è la curiosità.”
Edmund Burke
Fauna è un album complesso, è un album Prog-Metal, è un album strutturato, è un album relativamente lungo ed è a tutti gli effetti un album degli Haken.
Parole ovvie e scontate…ma è una semplice sicurezza, semplice ma non così banale, è una conferma alla mia idea che su alcune band come gli Haken, ci si può sempre fidare – forse troppo…
Il qui presente aveva avuto qualche riserva sul precedente Virus e aveva letteralmente adorato i precedenti Affinity e Vector.
Alla notizia del nuovo lavoro della band britannica il sottoscritto cominciò a fantasticare su cosa la band di Ross Jennings avrebbe tirato “fuori dal cilindro”…questo perché gli Haken hanno dimostrato negli ultimi 10 anni (il capolavoro The Mountain uscì nel 2013) una freschezza compositiva, una tecnica e un estro artistico di assoluto rilievo. Arrivando a toccare picchi di eccellenza strabiliante (Restoration).
Come tutto ciò che è Prog chiaramente si deve evolvere…diversificare, mantenendo in ogni caso un’integrità musicale e un “marchio di fabbrica” che deve distinguere fin dalle prime note un lavoro di una band.
Fauna, pubblicato il 3 Marzo ed edito per il colosso del Prog Metal mondiale la Inside Out Music (del gruppo Sony), segna la continuità nel viaggio intrapreso dalla band da Vector, una miscela di Prog Metal, Fusion e Math rock. Il disco non è, a mio avviso, uno dei punti più alti della discografia del gruppo inglese. La tecnica è incredibile e fuori discussione – il loro è un linguaggio, e in quanto tale sono pienamente padroni delle loro capacità. I suoni sono perfetti, la produzione è cristallina, Raymond Hearne (visto anche dal vivo) è un talento incredibile dietro le pelli e non ha bisogno di ridicoli suoni digitali per dimostrare che il suo talento va ben oltre gli sterili plug-in che certi produttori ci vogliono propinare a tutti i costi. (Vedi alcune produzioni italiane di dubbio valore).
Ma dopo aver parlato dell’aspetto più strettamente più tecnico dobbiamo affrontare la parte più spinosa per ogni band, soprattutto per le grandi band: la sostanza musicale.
I brani a differenza di Affinity o Vector hanno alti e bassi…si ha come l’impressione che ci siano quasi più brani del necessario…più musica di quanto un disco degli Haken possa contenere, non tanto come durata, ma come soluzioni musicali. Alcuni punti sono malcelati autocitazioni, alcune formule non stupiscono più come nel 2018, gli incastri sono quasi prevedibili – se si può parlare di prevedibilità con una band di questo calibro.
Le melodie tuttavia sono interessanti, di ampio respiro e di grande qualità. (Sono pur sempre gli Haken)
In ogni caso l’album ha una grande apertura con due brani notevoli: Taurus e la bellissima Nightingale; cala in modo significativo con The Alphabet of Me e Sempiternal Beings. Si ritorna a grandi livelli con Beneath the White Rainbow, brano di puro Prog Metal nello stile della band, ma che forse si avvicina un po’ troppo ai Dream Theater dell’Era-Mangini. Island in the Clouds ricorda uno stile proto-fusion alla Cynic (ultima incarnazione) e con ancora quella componente della band di Petrucci che manda fuori fuoco il brano stesso, non lasciando il segno.
Elephants Never Forget con i suoi 11 minuti è un mix di tutto ciò che la band è in grado di fare, ma che non ha molto mordente a parte la parte della strofa che ricorda il geniale approccio di The Mountain, ma sono passati 10 anni…certe cose non sorprendono più.
Chiude Eyes of Ebony, brano che si perde nel tecnicismo e nell’eccesso di ricerca di incastri progessive, sottolineando una grande capacità tecnica, ma facendo emergere un calo significativo di quello che dagli HAKEN ci si aspettava in modo principale: la capacità di scrivere gran pezzi, di quelli che diventano classici, di quelli che agli addetti ai lavori aveva fatto gridare al miracolo.
Io stesso dissi all’uscita di Affinity che il trono del Prog Metal mondiale stava per avere un nuovo sovrano dopo lustri di Dream Theater onnipresenti. Ma alla luce di questo Fauna…qualcosa sta scricchiolando in casa Haken…lasciando ormai soli al comando del Nuovo Prog Metal i Leprous. Band che da The Congregation non ha più sbagliato una nota, crescendo album dopo album sino a lidi di percezione sonora incredibili.
Gli Haken con Fauna, dovevano fare un passo in avanti, avrebbero dovuto reinventarsi, invece si sono adagiati su quello che sanno fare meglio, ma così facendo hanno confezionato un ottimo album degli Haken, ma non un buon album Progressive.
“To innovate is not to reform / Innovare non vuol dire riformare”
Edmund Burke
Voto: 7,5/10
John Sanchez















