L’inizio è abbastanza convenzionale, con la title-track che non è particolarmente originale, con un giro di tastiera a dettare l’aspetto musicale e una parte ritmica piuttosto cadenzata, mentre le linee vocali non sorprendono. “For You” è il classico brano a confine fra aor e hard melodico, che certamente nasce dalla collocazione geografica dei C.O.P., il NordEuropa. La tradizione musicale del versante rock melodico della parte settentrionale del nostro continente fa spesso riferimento a queste coordinate sonore e anche questi svedesi ( Peter Sundell, voce, Christian Sundell, batteria e tastiere e Olaf Trumpe alla chitarra) non sfuggono a questa impostazione.
Tutti e tre più o meno hanno militato in band di medio cabotaggio, come Grand Illusione, Decoy, e si capisce bene che il loro sia un progetto da studio, perché non credo ci siano spazi e modalità per portare la loro musica live, almeno nella formazione attuale.
La melodia non manca e “Fighting with your ghost” è un brano dinamico ma molto efficace, mi ricorda i migliori Houston, connazionali che certamente hanno ispirato questo disco, in qualche modo. “Too late” mi fa pensare invece ai norvegesi TNT, ma non è un plagio, semmai una ispirazione, per un brano riuscito e brillante. “The one” è una classica ballata aor-hard non particolarmente originale, anche per l’interpretazione vocale di Sundell, che si trova più a suo agio, a mio parere, su altri territori come, appunto, la seguente “Til the end of time”, altro brano decisamente aor nordico e molto più brillante, come del resto “The Gods” che vive su un giro di tastiera , con controcanti appena accennati e un ritmo incalzante. Sonorità da film giallo introducono “Higher” , brano in cui si avverte la ricerca del groove melodico, ma che perde un po’ del suo fascino a causa di linee vocali piuttosto scontate.
“Rise up” è un altro brano dinamico dove è la batteria lo strumento dominante, mentre sono pochi gli assoli di chitarra, anche se qui se ne sente un accenno, con la tastiera a fare da contrappunto. “Proud and alive” mette in mostra un pianoforte deciso, per una song molto melodica, mentre durante lo svolgersi del brano si affaccia un organo d’altri tempi. Il disco si chiude con “Glorious”, probabilmente la migliore song del lotto, grazie a una valida tastiera e una sezione ritmica protagonista, su cui si innesta una parte vocale interessante. Un po’ poco per giudicare un capolavoro “Enemy”, anche se Pride & Joy Music possono insistere su questo combo che sembra poter fare molto meglio, almeno in fase compositiva, rispetto a quanto proposto qui.
Voto: 6,5/10
Massimiliano Paluzzi















