Gli Outshine, si sono formati nel 1995 come idea di Jimmy Boman e hanno dato il loro primo “vagito” da studio 2007. Dopo mille peripezie tra cui: cambi di lineup, riorganizzazioni, cause legali e chi più ne ha più ne metta, sono arrivati al quinto album dal titolo “The awakening”, uscito tramite Rockshots Records lo scorso maggio. Non fatevi ingannare dalla copertina, dato che non è per nulla black metal quello che viene proposto.
Che dire del loro composto?! In una sola parola: “prevedibile”. Dispiace, perché pur essendo un mix(non particolarmente venuto bene va detto) tra: Type O Negative, che adoro, 69 eyes, che gradisco parecchio, e Sentenced dell’ultimo periodo, amo anche loro dagli esordi alla fine, il materiale è tutto brutalmente prevedibile; come andamento della voce che miscela 69 eyes e Sentenced come stilemi principali, a cui prova ad aggiungere alcuni modi di Steele di allungare le vocali finali delle parole; passando per i ritmi e le melodie su cui appoggiare il composto e gli arrangiamenti; gli inserimenti delle tastiere a cavallo tra Sentenced e Type O Negative(nuovamente prevedibili sia per il suono sia per l’arpeggio). Chitarre e batterie come da “copione” seguono le dinamiche di chi li ha preceduti come band. Basso poco percepibile.
A livello di produzione, post produzione e scelte tecniche da mixer nulla da dire; è forse quello che fa la differenza di tanti, almeno gli Outshine ci hanno provato a mettere almeno un minimo di cura nella produzione e post produzione.
Ci sarebbe anche da stupirsi del contrario, dato che non sono agli esordi…
“It’s all lies”, “Love is dead”, “no more reasons”, “I was the one” le tracce che potrebbero darvi il senso delle mie parole. Ascoltate e scegliete le vostre tracce. Piccolo inciso, visto che la band lo ha sottolineato, i temi di questo lavoro sono riconducibili al biennio passato tra 2020 e 2021 e quindi su quello che è stato il periodo “covid” dando la loro interpretazione di quello che è accaduto; non entro nel merito, se non che anche i testi sono “prevedibili” per un buon settanta percento.
Diciamo a conclusione che: il lavoro è da sufficiente, o poco sopra, più per le scelte di mixing e mastering, perché il resto è già visto e già sentito. Al quinto album ed a oltre venti anni dalla loro formazione, e quasi dal loro primo album, ci si sarebbe aspettato qualcosa di più, forse un aiuto in più dall’etichetta per segnalare alcune cose troppo prevedibili non avrebbe fatto male.
Si potrebbe dire: “nulla di nuovo sotto la luna”(che il sole non è abbastanza goth, perdonatemi la battuta greve), mi sarei atteso qualcosa di differente e di più “fresco” e non una riedizione di vecchie glorie del gothic rock e metal in versione “Svedese”.
Peccato, occasione persa a mio avviso.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















