Con grande attenzione ai loro fans, perché offrono ben 23 canzoni in questo doppio cd, i tedeschi Iron Savior ripetono l’operazione che nel 2017 li ha portati a recuperare il materiale dei primi 5 albums, non recuperabili integralmente per motivi legati ai diritti.
L’operazione è andata bene a livello commerciale e anche musicale e i loro sostenitori hanno chiesto che fosse ripetuta, ovviamente recuperando altro materiale, che è stato preso sempre da album non disponibile adesso, risuonato e riprodotto. Ecco dunque spiegata la seconda parte dell’operazione “Reforged: Ironbound. Vol. 2”.
Gli Iron Savior non vengono ritenuti particolarmente innovativi o originali, ma autori di brani molto trascinanti, dei veri classici del settore, comunque per molti un gruppo di seconda fascia, dimostrando con questa compilation dei loro primi album che le idee e la grinta non sono mai mancate agli Iron Savior.
I 23 brani che compongono “Reforged 2” sono tutti di ottimo livello, con due cover che analizzeremo in seguito. Si parte con “Children of the wasteland” power metal molto carico, con un grande assolo ben strutturato e una penetrante doppia cassa. Più orientato allo speed metal è “Ironbound”, con cori molto validi e diversi cambi di tempo, su un tessuto “classico” e un grande riff, affilato e aggressivo, per un brano davvero notevole, doppiato da “Starborn”. Dello stesso tenore è “Protect the law” e molti brani che compongono questo doppio cd, ottimamente prodotto dallo stesso leader del gruppo Piet Sielck, con un suono molto bello, avvolgente.
Ci sono anche spunti vagamente epici, come per “The Battle”, song strutturata in modo diverso, sempre esaltando la qualità delle chitarre, che disegnano in questo brano traiettorie sonore molto variegate. Gli Iron Savior non si sottraggono alla prova della ballata, per niente banale, con “Living on a fault line”, che dimostra la classe esecutiva del gruppo : Piet Sielck (vocals, guitars), Joachim “Piesel” Küstner (guitars), Jan S. Eckert (bass), Patrick Klose (drums).
Il livello compositivo è alto e la melodia è una ricerca costante del gruppo teutonico, come in “Protect the Law”, “Paradise” e “Thunderbird”, tutti brani classificabili come power metal appunto melodico, pur con toni decisi e, come nell’ultimo brano citato, spunti anche sinfonici.
Che gli Iron Maiden siano una influenza per molti è scontato e gli Iron Savior (che lo ricordano anche nel nome, ovviamente) sembrano affascinati dai loro “duelli” chitarristici, elemento che si ritrova in “Deadly Sleep” e “Tyranny of Steel”. Un’altra perla è certamente “Starchaser”, che presenta un riff straordinario e un power\thrash che appartiene alla migliore tradizione tedesca, con Helloween, Gamma Ray, Axel Rudi Pell e via dicendo, compreso Kai Hansen che ha fatto parte di Iron Savior e che ha partecipato al processo di nuova registrazione dei brani. Altro brano spettacolare è “Unchained” che unisce vari elementi sonori, con un coro molto semplice da seguire, in un susseguirsi di parti arpeggiate e riff rocciosi, con un assolo arabeggiante, che poi torna sui temi classici del power, per uno dei brani più estesi del lotto, che si attestano sui tempi medi di 4 o 5 minuti l’uno.
Dicevamo prima delle cover. Ce se sono due, anche se nelle informazioni della casa discografica ne è indicata solo una : “Sweet Dreams” degli Eurythmics, peraltro non particolarmente azzeccata, a mio parere. Lo è invece il rifacimento di una hit del 1991 : “Crazy” di Seal che gli Iron Savior interpretano molto bene, mantenendone le caratteristiche melodiche ma aggiungendo una grinta e un supporto musicale davvero riuscito e rilevante, grazie anche a una sezione ritmica che struttura bene il brano.
Tornano toni epici con “Seek and destroy”, con una linea vocale piuttosto semplice e un assolo che rimanda alle asce di Helloween, ma funziona. Altra bomba di potenza e qualità sonora è “Solar Wings”, che ricorda anche qualcosa di Accept come sviluppo dei cori. Gli assoli sono abbastanza basici, ma molto ficcanti e le chitarre interagiscono fra loro molto bene in ogni frangente. Molto più marziale e con tastiere in evidenza “Made of metal” , brano di tempo medio, molto evocativo con un passaggio teatrale e sinfonico nella parte centrale, cui si aggancia un assolo decisamente ispirato. Altro riff power top è quello che innerva “Predators”, molto fedele ai clichè del genere, ma non per questo negativa, tutt’altro. Non si distanzia nemmeno “Firing the guns” da questa impostazione, con tanto di colpi di cannone alla “For those about to rock”, mentre la conclusiva “Back into the light” mette in luce il basso, non particolarmente protagonista nel resto del disco.
Per chi li conosce e possiede tutti i loro dischi, si tratta forse di un’opera superflua, anche se la nuova registrazione è davvero di qualità. Per tutti gli altri, come me, è l’occasione di entrare in contatto con una ottima band.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















