Diciamocelo: gli stilemi del cosiddetto Alternative Rock anni ’90 non erano nè tanti nè complessi. Gli Oceans allora che fanno? Da detto ventaglio stilistico prendono le voci “tristi e melancoonicheeeehhh” e i tempi dilatati (sovente con chitarre effettate quasi vetero-Darkwave) e li miscelano con dello pseudo-metal estremo (chitarre caciarone, ritmi aggressivi e vocalizzi growlish), tutto per illustrare un concept tematico poetico e super-melanconico (vedi titolo album) che neppure i My Dying Bride… purtroppo, debbo dire, il tutto risulta un po’ annacquato e zeppo di già sentito. Non per essere un “infantile demolitore” del genere proposto, non sono avvezzo a far ciò. Posso solo dire che se l’intento era costruire un album “Love Metal” dalle tematiche struggenti, l’impegno doveva essere perlomeno triplo rispetto al risultato qui presente. Di più non mi pronuncio.
Voto: 4,5/10
Alessio Secondini Morelli















