Nuovo lavoro per i vercellesi Niamh che dopo due album rispettivamente del 2017 e 2019 ed un cambio label arrivano a noi con questo “Autumn noir”.
Otto capitoli per questo “autunno” che risulta interessante e curioso allo stesso tempo: abbiamo da un lato del nu metal anni novanta (Deftones in testa ma non solo) a cui si affiancano delle elettroniche a cavallo tra goth vecchio stile e nuova ondata metalcore e un pizzico, che non guasta mai, di bordate vecchio stile.
La voce passa facilmente dal pulito al mezzo scream, molto in stile metalcore, che rende facilmente l’emozione che la band vuole trasmettere; unica pecca a mio avviso l’uso eccessivo dell’eco nelle parti in pulito che “allontana” la voce dal composto.
Chitarre belle pesanti e che hanno corpo, e mente, da profondere a piene mani. Basso, incredibilmente, si sente benissimo e si apprezza; scrivo incredibilmente, e chi legge sovente le mie recensioni l’avrà già inteso, perché nel metal se non ci sono parti di “solo di basso” o stacchi basso e batteria di media il basso non è percepito all’orecchio dell’ascoltatore; in questo lavoro la cosa è assolutamente inversa ed è notevole.
Batteria nel complesso buona; avrei forse scelto diversamente l’equalizzazione del rullante, che ha parecchia “punta” e risulta un filino invasivo all’ascolto; per il resto ottima la scelta di non tenere troppo lunghe le code dei piatti. Ma la questione del rullante la possiamo inserire a cavallo tra le finezze da gestire ed il discorso di piacere personale.
A contorno abbiamo, come accennato sopra, le parti di synth, loops ed elettroniche assortite che permettono ai pezzi di avere una cornice di livello e che arricchiscono il tutto. Risaltano bene e nel complesso sono gestite in modo ottimo, ne appena accennate e neppure invasive.
Le tracce “Lucifer”, “Blasphemies and fairytales (the summoning of little tooth)”, “Solitude chronicles” e la opener “Mastiff” danno il senso delle mie parole qui sopra. Nota di merito per la cover “I fink u freeky”(per chi non conoscesse è un brano dei Die Antwoord); per altro quest’ultima da la dimostrazione che la band sa andare oltre i suoi “ambiti” e la propria “confort zone” arrivando a toccare dell’industrial e delle sonorità electrodark.
A conclusione di tutto direi che l’album è ben strutturato, ci sono delle finezze che potrebbero essere gestite in modo differente, vedi la voce in pulito con meno eco e/o più volume e il rullante con un diverso tipo di equalizzazione, ma si sente che ci sono sia capacità che idee. La rabbia e la passione non mancano, con due correzioni, di cui prima, e avremmo un album top.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















