Come spesso accade… le aspettative sono disattese. Matt Pike, ovvero chi sta dietro a questo album d’esordio, con i suoi Sleep e con gli High on fire ci aveva sempre dato livelli altissimi di ingegnosità e di creatività sonora. Con questo lavoro abbiamo il “compito da sufficienza politica” o poco più
Ammettiamo che comunque come ha dichiarato lui, queste sono state registrazioni fatte per non impazzire durante il periodo Covid, ma potevano esser gestite in modo differente.
Sia chiaro non dico che sia un lavoro imbarazzante o che non abbia inventiva, dico semplicemente che visto chi è il deus ex machina di questo titolo, e conoscendo i suoi pregressi, stupisce che sia così “poco”.
Mettiamola così… Abbiamo un lavoro che se si esclude il nome del compositore e fondatore è comunque un lavoro godibile, passaggi stoner, passando per momenti di southern rock polveroso; troviamo abbracci al vecchio death and roll tanto caro agli Entombed fino a passaggi quasi hardcore.
Chitarre saturate con il classico distorsore, e suono, in puro stile stoner; batteria corposa e “minimale”, nel senso che fa il suo, tiene il tempo e aiuta l’ascoltatore nel seguire il ritmo della voce; questa assolutamente roca e acida come ci si aspetterebbe da Pike. Basso percepibile ma non in modo ottimale, ad esclusione di certi colpi di slap che spuntano sovente.
Direi che: “Land”, “Trapped in mindcave”, “Abusive”, “Alien slut mum” e “Leaving the wars of woe” sono dimostrazione di ciò che vi ho scritto fino ad ora. Resto perplesso di un “intermezzo” indicato, ovviamente, come brano per la sua “utilità” o meglio per la sua inutilità separato dal brano madre. A conti fatti “Epoxia” era il solo finale del brano che lo precede(per capirci Trapped…) e viene “estraniato” dalla sua parte originale per avere quindi un fade in, il suo minuto di vita e quindi il fade out.
Conoscendo i lavori di Pike e delle sue due creature non capisco fino in fondo la necessità di fare questo album, anche perché alcuni dei componimenti qui presenti potevano tranquillamente stare sia negli album di High on fire che negli Sleep.
A conclusione ammetto che il lavoro è ascoltabile, godibile e se vogliamo anche caruccio; ma sapendo chi sta dietro a tutto questo mi sarei aspettato qualcosa di più. Sembra quasi che abbia voluto dare spazio agli scarti e le seconde e terze scelte dei suoi lavori precedenti. Spiace dover dare la sufficienza ad un soggetto del genere.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















