Secondo capitolo per la band dedita ad un black metal primordiale, in pieno stile osmose production, ma né banale né prevedibile al 100% e nemmanco “raffazzonato”.
In primis perché troviamo brani cantati in francese e devo ammettere che non è così frequente come situazione, quantomeno che sia arrivato alle mie orecchie.
Secondariamente perché la band propone del materiale che si affonda negli stilemi del black rabbioso, vorticante e senza mezzi termini; ci aggiungono delle perle strane quanto azzeccate:
cori quasi lirici, momenti liturgici e persino dei “finali” con cori monastici in stile gregoriano.
Ovviamente tutto con la base del black odierno; quindi chitarre dissonanti, ma non con i soli registri medio alti, segno che c’è stata cura nella ricerca sonora. Batteria al fulmicotone a cui si affianca comunque un lavoro di gestione dei livelli e della post produzione interessante e per nulla scontata; basso purtroppo non ben percepibile.
Voce raschiante e urlata che porta sia connotazioni tipiche dello scream, ma non solo.
Lavoro corto per quello che riguarda il numero di brani e se vogliamo anche logico visto il tema che i Bâ’a decidono di trattare: I quattro cavalieri dell’apocalisse.
Ovviamente non è certamente il minutaggio ad esser carente; abbiamo i brani che sotto i cinque minuti non vanno, con le punte in apertura con quasi dieci minuti di traccia e verso la fine altri otto minuti ed una manciata di secondi.
“In umbra et luce” che è la opener, “Bellum” (guerra in latino) e “Obitusque”(letteralmente sarebbe “ed è morto” in latino, quindi si intende morte) sono esempi delle scelte che la band ha fatto e che vi ho sintetizzato nelle mie parole.
Come sempre vi esorto a far vostro l’album e a dare una vostra personale valutazione delle tracce che emozionalmente vi sono piaciute di più; tenendo conto che tutto il concept ha una sua specifica dinamica e tecnicamente potremmo vederlo, e soprattutto sentirlo, come un unico viaggio.
In conclusione sia la band che la Osmose fanno un buonissimo lavoro, per un album intenso, concreto e con parecchia sostanza. Inoltre per gli appassionati del supporto fisico la Osmose, in pieno stile retrò fa uscire questo lavoro in due formati differenti di cd, due formati differenti di vinile e la musicassetta. Quindi potrete, oltre che in digitale, avere il cd “normale”, quello in digipack, il vinile standard, il vinile colorato oro e quindi la musicassetta. Avete più di una fonte da cui trarre il verbo dei BÂ’A.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin
















