Debutto solista di Mariangela Demurtas, cantante sarda originaria di Ozieri (Sassari); conosciuta principalmente per essere la voce dei Tristania, entrata in formazione nel 2007 fino allo scioglimento di alcuni mesi fa, e degli Ardours dal 2019.
Di fatto i quattro brani che compongono questo “Dark ability” sono un modo della cantante di andare oltre e di proporre un suo personale “point of view” liberandosi da qualsiasi stilema o cliché di provenienza.
Inoltre la scelta di andare in autoproduzione le fa onore per poter sotto ogni aspetto decidere: metodi, mezzi e scadenze di questo primo capitolo, che auspichiamo di una lunga serie, della sua carriera solista.
Di fatto siamo di fronte ad un lavoro che ha delle scelte importanti, corpose e intense, sia per la parte tecnica che per quella espressiva.
Da tenere in considerazione che i brani sono arrangiati e composti dalla Demurtas stessa ed il gusto che ha nella scelta tecnica e in quella di arrangiamenti e di trasposizione emotiva è di altissimo livello.
Siamo se vogliamo fare una trasposizione MOLTO esagerata, vicino al lavoro di Anneke Van Giersbergen del 2021; ma con un, ovviamente, registro sonoro personale e con una trasmissione emozionale differente. Nel concreto l’attitudine è la stessa il risultato è altrettanto di alta qualità, ma è ovviamente una visione da punti personali del pentagramma.
Diciamo che siamo di fronte ad una versione intimistica della Demurtas e se vogliamo cantautorale; le composizioni scorrono leggiadre e senza incepparsi in nessun modo. Gli arrangiamenti sono interessanti ed azzeccati, ribadisco, e gli strumenti non sono né “schiacciati” dalla sua voce soave e dolce e né prendono il sopravvento su suo canto.
Dimostrazione delle capacità superiori alla media da parte sua.
Mi viene difficile decidere quali siano le tracce migliori, dato che: “City”, “Crosstime”, “Classic” e “Forgiverance” hanno una loro dinamica specifica ed un intento ben specifico che sarebbe peccato non citare una traccia in “favore” di un’altra.
In “Dark Ability” la Demurtas riversa il suo io differente, quello che si è visto poco. Ma lo si percepisce ogni volta che lei canta; in quest’occasione ha deciso di far emergere la parte più “morbida” del suo io.
Il voto è basso solo perché ci sono quattro brani, ma credo fermamente che un album con un paio di pezzi in più avrebbe tranquillamente potuto prendere oltre l’otto.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin
















