Se uno guarda la foto, non può non provare simpatia per questi metallari che certamente hanno una passione straordinaria per la musica, probabilmente per le donne e le moto e, certamente, per la birra. “The Plague Court” propone un metal epico classico molto e volutamente retrò, con qualche buono spunto e anche qualche passaggio migliorabile, sotto il profilo della scorrevolezza dei brani.
La band si è formata 2019 mettendo insieme personaggi del metal non particolarmente famosi : il chitarrista Rogga Johansson (Paganizer, Massacre), il bassista Peter Svensson (Assassin’s Blade, Void Moon) con l’intenzione di dare vita a un combo che suonasse classico heavy metal. La formazione è stata poi completata dal vocalist Teddy Möller (Loch Vostok) e dal batterista turnista Lars Demokè.
Come si vede, band non proprio di punta nel panorama metal mondiale. Questo disco avrà una dimensione underground, ma vanta la partecipazione di un nome importante del metallo che conta, quel Blaze Bayley che, insieme a Iron Maiden, Grim Reaper e Wolfsbane è indicato fra le maggiori influenze di Gauntlet Rule.
Proprio Bayley è la stella ospite insieme alla cantante Lorraine Gill (Tast of Iron)
e imprezioisce “Dying for my dreams” il cui testo narra la difficoltà di fare musica in questa particolare fase storica. La Gill, invece, partecipa a “A choir of angels”. Due brani molto belli e intensi.
La forma espressiva più ricorrente del disco è certamente l’epic metal e, al di là di quello che afferma la band, sento molte influenze di gruppi come St.Vitus, Manilla Road e Omen, sia per l’impostazione vocale che per la chitarra e le orchestrazioni.
I buoni brani non mancano, come le iniziali “The Caneman House” e “Run The Gauntlet”, dove i riff sulfurei sono accompagnati da un basso tonante, come si sentiva qualche anno fa. “The Well of Shadow” presenta al suo interno un assolo “progressivo” anche questo proveniente dal passato. Non potevano mancare le rune in questo contesto epico ed ecco che arriva “Runes of the autumns witch”.
“Valley of the thorns” attinge alla tradizione speed epic metal e , sicuramente, sembra questa la cifra espressiva migliore della proposta dei Gauntlet Rule, a loro agio quando si viaggia su ritmi più veloci.
“By the gods who are not” propone una orchestrazione fra le più azzeccate del disco, che si conclude con una suite di ben 8’ : “Death will be ours” che esplora la vena malinconica di una band di outsider che riscuotono tutta la mia simpatia e stima.
Voto: 6,5/10
Massimiliano Paluzzi















