At The Movies: super gruppo che decide, per ora, di fare due album a base di canzoni di film famose e di rielaborare alcune delle pietre miliari cinematografiche anni 80 e 90. MA per ora fermiamoci al primo volume: quindi canzoni da film famosi anni 80. Prima va ammesso che questo album uscì in autoproduzione, quindi ristampato tramite Atomic fire.
Il chitarrista e produttore Chris Laney “recupera” Bjorn Strid alla voce (Soilwork/The night flight orchestra) tranne in un caso con la voce di Ronnie Atkins(Pretty maids) su “We don’t need another hero” e alcuni parti femminili fatti da Linnéa Vikström Egg, Pontus Norgren alla chitarra solista (Hammerfall), il bassista di King Diamond e Wolf Pontus Egberg, l’ex Pretty maids Morten Sandager alle tastiere e Allan Sorensen (ex Royal hunt e ora Pretty maids) alla batteria.
Non entro nel merito del composto, dato che sono canzoni rielaborate, nemmeno troppo, e nulla più; suonate certamente bene arrangiate altrettanto bene ma di fatto siamo di fronte ad un lavoro che sta bene come passatempo o se vogliamo come “versione alternativa” con la voce differente.
Il motivo è presto detto di questa mia dissertazione: di diverso dalle versioni ufficiali troviamo prevalentemente la voce Soilwork e qua e la dei chitarroni più pesanti rispetto al passato e nulla di più. Il che di fatto non fa né urlare al capolavoro ma neppure al crostone!
L’album scorre in modo simpatico e se vogliamo “godurioso”, ma come una rondine non fa primavera due chitarroni non fa un arrangiamento metal.
Ribadisco abbiamo un lavoro dignitoso e ben suonato, con un post produzione interessante, ma mi sarei atteso un lavoro differente da una compagine così blasonata.
Non entro nel merito di quelli potrebbero essere le migliori, anche perché siamo più dentro ad un concetto più squisitamente di affezione al film o alla canzone del film. Quello che posso dire è che per “We don’t need another hero” è quasi bella come l’originale, con un lavoro della madonna da parte di Atkins di voce; carina “The power of love” che prende un pelo di grinta in più e se vogliamo come “No easy way out”.
Non posso dire uguale di “A view to kill”(meglio la versione dei Duran duran), “Far from over” non ha nulla di differente rispetto alla versione originale; “Maniac” stessa cosa meglio mille altre versioni già presenti sul mercato discografico se non vogliamo ascoltare l’originale. Inoltre se il complessivo di “Neverending story” ha il suo perché, ma ha una scelta equivoca nella gestione dei synth è viene marginalizzata la loro presenza e ciò è triste, visto che nel resto dell’album tutti i synth vengono sinti parecchio. Linnéa Vikström Egg in “Neverendong story” e “Far from over” da il meglio di sé.
A conti fatti un lavoro ripeto che finirà purtroppo nel dimenticatoio a mio avviso, che dopo un paio di ascolti dubito verrà voglia di riascoltarlo e non basta una lineup così per far in modo che le vendite schizzino e che venga annoverato tra i top album di cover.
Consigliato esclusivamente ai nostalgici degli anni ’80 più pop ed ai cinefili incalliti.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















