Iron Wings è una band che si definisce heavy/thrash metal, ma per me ha importanti influenze death, tutto molto ben miscelato.
La band proveniente da Riga in Lettonia è stata fondata nell’anno 2016. Da allora hanno condiviso il palco con molte bands locali, accrescendo la loro fama, e hanno condiviso il palco con molti artisti stranieri. Nel processo di creazione della musica, la band mescola insieme heavy e thrash metal creando il proprio suono unico che, come ho detto prima , deve molto anche al death, pur mantenendo la propria personalità. Grazie a tutto questo è arrivata la chiamata al prestigioso Rockfestival Verte che si svolge alla fine di questo mese in Lettonia. Per Iron Wings, come si capisce dalla loro pagina facebook, una grande opportunità in questo percorso di crescita.
Proprio da questa fonte si trova la dichiarazione della band in attesa di questo evento :”È difficile per noi inserirci in un unico genere musicale, ed è più difficile rispondere alla domanda – “a quale gruppo assomigli? “Di solito lasciamo fare a chi ascolta. Visto che suoneremo “Verte 2022” allora voi che ci ascolterete per la prima volta avete la possibilità di venire, ascoltare e valutare”.
Ebbene, sulla base di questo “Ritual of Rage”, sono sicuro che gli applausi non mancheranno. I nove brani del disco , più un intro e un intermezzo, sono tutti molto brevi ma di buona fattura. Non si ha la sensazione che ci siano riempitivi e la carica del gruppo durante tutto il platter rimane più o meno inalterata.
Il brano migliore è, a mio avviso, la title-track “Ritual of Rage” che mette in evidenza e rappresenta al meglio la musica di grande impatto di Iron Wings e con un tessuto ritmico di grandissimo livello, con una cavalcata finale di tutto rispetto. Qui, come praticamente in ogni pezzo, la chitarra disegna trame molto interessanti e suggestive, che si compenetrano perfettamente con una voce che forse non è particolarmente varia nella sua estensione e nella sua interpretazione, ma che è perfetta per il sound dei lettoni e con una aggressività invidiabile.
Gli altri brani si muovono tra il thrash e il death, anche se loro lo definiscono heavy, per una proposta assolutamente valida, con testi curati come in “Apathy” e nella immancabile “Virus”, tematica che ovviamente troviamo con grande ricorrenza nelle ultime produzioni, vista la grande problematica della pandemia. “The Raven” e “Devil’s Lullaby” chiudono molto bene un disco che merita di essere ascoltato, prima che gli Iron Wings incendino il festival “Verte 2022”.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















