Nati sulle ceneri dei piuttosto noti Chalice, che non hanno comunque raccolto particolari consensi nonostante i sette album usciti e la partecipazione a diverse tournee importanti come Deep Purple, Alice Cooper, Saga, Doro e via dicendo, arrivano al secondo disco i tedeschi Sign X, dopo il primo “Like a fire”, accolto piuttosto bene dalla critica mondiale.
Il nuovo corso di questo combo è rappresentato dall’arrivo del vocalist Sebastian Zierof, che ha portato nuove idee e una energia che si traduce in una proposta musicale interessante, anche se un po’ discontinua.
Reclutati dalla dinamica Pride & Joy Music, etichetta emergente in campo del metal di più facile ascolto, i Sign X propongono un hard rock melodico con alcuni spunti particolari, come la iniziale titletrack “Back to Eden”. L’impronta nettamente sinfonica del brano illude su una connotazione molto progressiva, ma il brano, pur essendo molto bello, resta una gemma fine a sé stessa. Le tastiere di Michael Jotzer, ospite della band, sono molto evocative e ricordano le orchestrazioni più ariose di Dimmu Borgir e simili, impreziosite da un altrettanto suggestivo break chitarristico. Il resto del disco ha una connotazione più omogenea, relativa appunto al versante melodico dell’hard.
Verso il power vira “Frozen Hell” con un riff chitarristico piuttosto particolare, pur mantenendo delle tastiere in evidenza. “Forever king” vede il contributo del cantante Ronny Munroe, noto per essere stato la voce dei Metal Church, per un brano che vede l’ottimo lavoro di chitarra di Oliver Scheer e la tastiera di Jotzer. “3 seconds” è una bella ballata pianistica, ripresa anche nel finale anche con il solo pianoforte, nella quale si manifesta la chitarra e il brano diventa più hard. “Into the unknown” è un brano che ho sentito in un singolo di un gruppo omonimo, uscito in questi giorni, e non riesco a capire, essendo inglesi gli altri, che collegamento ci possa essere. L’esecuzione è praticamente analoga e cambia solamente per il sesso del cantante, nel caso dei britannici Nathalie Shedden.
Un’altra ballata acustica “Jump ‘n’ run” si differenzia dagli altri brani come “World on fire” oppure “Afterlife” che offrono spunti comunque validi nell’ambito di quel genere che abbiamo descritto prima, con buoni ritornelli e assoli.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















