ZombiesNo sono un gruppo punk nato in Venezuela ma che si è stabilito da tempo in Europa, tra Francia e Italia. Hanno appena pubblicato un singolo d’anteprima per il loro nuovo album e hanno diverse date Europee in arrivo, tra cui alcune apparizioni italiane. Li abbiamo intervistati in esclusiva per Giornale Metal.
Siete un gruppo punk nato in Venezuela ma trapiantato in Europa. Come è avvenuto questo ricollocamento?
Diversi membri della band hanno iniziato a lasciare il Venezuela a causa della difficile situazione nel paese, quindi tutti si sono separati musicalmente. Entrambi i chitarristi si sono trasferiti in Europa e dato che la band era rimasta in sospeso hanno deciso di riportarla indietro e hanno trovato dei musicisti qui in Europa.
Com’è la scena punk in Venezuela? Che differenze e che similitudini ci sono con la scena Europea?
La scena Punk Rock in Venezuela era abbastanza attiva durante gli anni ’90, infatti la maggior parte delle band di etichette come Nitro, Fat Wreck e alcune band della Epitaph suonavano a Caracas. Ma poi c’è stato un periodo di silenzio. La scena locale per il punk rock melodico e l’hardcore è tornata fondamentalmente intorno agli anni 2010. Abbiamo avuto la possibilità di partecipare a questa rinascita con gli ZombiesNO. La scena e il pubblico sono molto caldi anche in Venezuela.
In Europa, possiamo dire che la scena della musica hardcore punk è forse molto più stabile perché ci sono più band che suonano questo genere musicale. Comunque non è qualcosa da confrontare ma piuttosto sono da apprezzare le differenze culturali.
State per pubblicare un nuovo album. Che cosa dobbiamo aspettarci? Cosa è cambiato da quando avete pubblicato “Divided We Fall” e “All You Can Hate EP”?
Prima di tutto la formazione della band è cambiata negli ultimi cinque anni soprattutto tra La Unica Culpa que Tengo e Divided We Fall (Questo è stato soprattutto un periodo di transizione) e poi con All You Can Hate è arrivato Claudio come cantante e attualmente anche bassista. Siamo arrivati ad un nuovo punto di svolta dove l’energia ha iniziato a fluire in modo diverso dal punto di vista compositivo e abbiamo lavorato durante la pandemia per il nuovo album The Big Reset. Sentiamo che negli ultimi due anni siamo riusciti a sviluppare le nostre idee musicalmente insieme nella direzione che tutti noi stiamo attualmente cercando. Cosa dovete aspettarvi? Molta energia e un bell’equilibrio tra le 11 canzoni che compongono The Big Reset. E infatti il nome dell’album parla da solo, The Big Reset non riguarda solo quello che sta succedendo nel mondo ma anche le nostre vite personali e come band.
Avete anche diverse date in arrivo, tra cui alcune apparizioni in Italia. Avete già suonato in Italia? Come è stato per voi vivere questi due anni così difficili per la musica, soprattutto dal vivo?
Abbiamo fatto una manciata di concerti in America Latina, poi in Europa dopo che la band si è trasferita qui e si è riformata, in Europa occidentale e anche in Europa orientale, e nel Regno Unito. Abbiamo già suonato in Italia decine di volte e siamo abbastanza felici di tornare, è un bel posto dal punto di vista dell’ospitalità, il cibo è ottimo e metà della band si diverte molto a tornare, dato che Claudio e Maurizio sono italiani e anche Fulvio che è metà venezuelano e metà italiano. Anche Marie ha una vicinanza con il paese e parla addirittura italiano, c’è anche una grande comunità italiana in Venezuela, lei è metà venezuelana e metà corsa.
Come abbiamo detto nella domanda precedente gli ultimi due anni pandemici ci siamo concentrati su The Big Reset, abbiamo fatto due preproduzioni per l’album, abbiamo lavorato rigorosamente sull’album quindi è stato molto produttivo. Ma è stata davvero dura non poter suonare dal vivo soprattutto perché il giorno stesso in cui sono state imposte le restrizioni sulla pandemia in Francia, il 13 marzo 2019, il nostro intero tour 2019 è stato cancellato. Stavamo suonando nei festival in Europa e aprendo per band come Make War e Bad Cop Bad Cop.
Il vostro nuovo singolo “A Letter From Nowhere” anticipa il nuovo album. Di che cosa parla?
Siamo tutti migranti, è una canzone che ci ricorda da dove ognuno di noi proviene e come apprezziamo le nostre radici, anche se oggi siamo gente di mondo ed è inevitabile provare nostalgia per tutto quello che potremmo aver lasciato indietro.
Cosa avverrà per il vostro gruppo dopo le date in arrivo e il disco in arrivo? Avete sogni nel cassetto che vorreste realizzare come band?
Non possiamo che aspettarci come band oggi e soprattutto dopo questi due anni di andare in tour il più possibile, così come lo stiamo facendo quest’anno! Ci piacerebbe portare la band con la nostra attuale formazione in America Latina per degli show e anche negli Stati Uniti e in altri territori come il Giappone, sappiamo che la scena è piuttosto unica lì. E naturalmente, siamo già in attesa del nostro prossimo album anche se quello attuale non è ancora uscito! Speriamo di poter continuare a condividere il nostro messaggio, i nostri testi ed esprimere dal vivo il caos che abbiamo dentro.
















