La Kscope mette a segno un’altro bellissimo centro nel suo rooster e presenta al mondo una nuova band con al suo interno uno dei giganti della musica Progressive Rock: Alex Lifeson.
Lifeson non ha bisogno di presentazioni particolari…è il chitarrista del trio delle meraviglie assolute chiamato Rush. Band stratosferica che ha segnato e influenzato e influenza ancora oggi decine di migliaia di band e artisti.
In questo nuovissimo progetto dal nome Envy Of None, Lifeson è coadiuvato dal fondatore/bassista di Coney Hatch Andy Curran, dall’affermato produttore e ingegnere Alfio Annibalini e dalla fantastica cantautrice Maiah Wynne. Quest’ultima da prova lungo gli 11 brani del disco di una sensibilità, un’espressività degne delle migliori performer e cantanti sulla piazza. La sua voce suadente, seducente e profonda crea ambienti sonori stupendi.
Le sue linee vocali si intrecciano perfettamente con le parti strumentali, la voce è un vero è proprio strumento all’interno delle strutture e degli arrangiamenti. Una cantante come Maiah Wynne è davvero un talento più unico che raro nel panorama musicale attuale.
Alf Annibalini, Andy Curran e Alex Lifeson si occupano di molteplici strumenti all’interno del progetto: dai Programming al Synthesized Bass, dal Background Vocals al Stylophone fino ad arrivare alle Guitar, Mandola e Banjo.
Il progetto però a differenza di quello che si potrebbe pensare leggendo i nomi dei componenti non è un puro e vero Prog Rock, ma più una sorta di Synth Rock, Alternative, Ambient Rock…una nuova frontiera di sperimentazione per Lifeson che non scorda mai da dove arriva e, come dovrebbero fare tutti i veri musicisti Prog, non smette mai di ricercare e provare nuove soluzioni.
I brani dell’album omonimo si alternano tra richiami che passano dai Depeche Mode ai Nine Inch Nails, attraversandogli M83 e Electric Youth…degne di nota sono la bellissima opener: Never Said I Love You, il singolo Liar, l’elettronica Dog`s Life, l’evocativa Old Strings (un puro viaggio tra i panorami sonori che il Programming e il tocco melodico unico di Lifeson riescono a creare), da menzionare la conclusiva Western Sunset, brano dove Alex da solo tributa e omaggia il suo amico e compagno di viaggio di 46 lunghi e stupendi anni con i Rush: il batterista Neil Peart.
La produzione del disco è impeccabile, la cura dei suoni, del mix e del master sono a livelli altissimi. Come in tutti i progetti di grande spessore, la produzione è funzionale e non predominante nel discorso musicale dell’album.
In dischi come questo la produzione è lo strumento attraverso il quale gli artisti si esprimono e dialogano con i propri ascoltatori. È la Sostanza che conta, i talenti incredibili di Alex Lifeson, di Maiah Wynne, di Alf Annibalini e Andy Curran, la loro sensibilità e la totale libertà espressiva sono le componenti che fanno di questo Envy Of None un disco splendido.
Voto: 8,5/10
John Sanchez
















