Altra band di black metal sotto il segno della “Cult of parthenope” questi Dark vision; altra band che trova delle scelte sonore interessanti e che permette di poter apprezzare il lavoro del basso. Dimostrazione che anche nel metal estremo se si ha cura del suono si possono percepire tutti gli strumenti.
I Dark vision sono una band greca che di strada ne ha macinata e che di album ne ha proposti; o forse dovrei dire titoli, dato che la band dal 1996 anno di nascita, al 2002 a cadenza quasi annua ha proposto promo e demo più la partecipazione ad una compilation con una traccia. Nel 2002 esce il loro primo album a cui faranno seguire un singolo due ep, un altro singolo, un altro ep e quindi questo “Ianos” di fine 2021.
Va detto che il loro approccio ricorda sotto certi aspetti i Satyricon, per attitudine sonora, in minima parte anche Emperor, dei primi periodi per certe atmosfere, ed i Mayhem per la furia ancestrale che mettono in molti brani.
Detto questo va segnalato che il loro approccio al pentagramma prima, ed al mixer poi, è di livello alto. Siamo di fronte a bordate senza mezzi termini e con capacità sonore parecchio alte. Come se non bastasse la band non si limita a canzoni veloci, blastbeat e riff “di genere”; abbiamo stacchi, e persino canzoni intere, in mid tempo cadenzato e quasi marziale.
Ovviamente la voce è in scream per il 95% del tempo, abbiamo poi delle parti in growl, diciamo un 4%, che fanno da rinforzo e da controcanto ed un 1% percento che scoprirete più avanti. Basso percepibile in più punti, chitarre in puro stile black: tritoni come se piovesse, rasoiate velocissime e, ovviamente, nei punti cadenzati una possanza granitica. Batteria ben calibrata, ottimamente registrata e con delle dinamiche funzionali sia sui tamburi che sui piatti; tutto in stile schiacciasassi comuque.
La post produzione riesce a migliorare, all’orecchio, ciò che la band ha registrato, senza rendere il materiale “di cartone” e neppure “fatto al cantatu”. Ci sono un paio di scelte che ho compreso poco, quale una traccia da oltre dieci minuti, che sinceramente per i pochi cambi proposti e le poche “variazioni sul tema” risulta abbastanza snervante alla lunga. Forse, e dico forse, sarebbe stato meglio dividerla in due parti rendendo più agevole l’ascolto.
Cosa opposta per l’intro che poteva anche non esserci e non avrebbe fatto minimamente la differenza.
Curiosa la scelta di fare una cover dei Christian death, e da fan devo dire che la versione proposta è interessante ed accattivante; inoltre fa sentire una parte della band ellenica sconosciuta: la voce in pulito e voce di tutto rispetto.
Direi quindi che “Deathwish”, la cover dei Christian death, “Cosmic storm”, “Asylum”, “Of unknown artist” e “Gruesome tide” sono i brani che mi hanno colpito sotto ogni aspetto di questo album. Vi consiglio di prenderne una copia e decidere quali sono i migliori brani per voi.
Altro lavoro ben riuscito con la collaborazione della Cult of parthenope, che scova delle chicche preziose del metal estremo in giro per l’Europa, almeno per quelle che sono le releases che ho potuto avere tra le mani, o meglio tra le orecchie, fino ad ora.
A conclusione come si diceva a militare “l’anzianità fa grado” e la band i gradi li ha e li espone in modo dignitoso, giusto e con corretta fierezza. Se vi interessa il black fatto bene questo è un titolo che fa per voi.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















