Dopo 25 anni di attivita’ della band svedese, ecco arrivare sul mercato il dodicesimo studio album (il terzo sotto Napalm Records, live escluso) , dal titolo (pressoche’ scontato) : “Hammer of dawn”.
La durata complessiva e’ limitata a 45 minuti (per fortuna oserei dire) ma le idee appaiono “offuscate”, le composizioni di questo disco appaiono “tirate via”, dando l’impressione di aver fatto questo album tanto per pubblicare qualcosa di inedito (senza avere la giusta ispirazione).
Da una band come gli Hammerfall ci si aspetterebbe qualcosa di piu’, senza limitarsi a svolgere (seppur egregiamente) il classico “compitino”: le composizioni degne di nota si contano sulle dita.
Si parte con “Brotherhood”, classico up-tempo non propriamente “originale” che lascia la sensazione di “gia’ sentito”, a partire dal riff di chitarra, passando dalla melodia e per finire ai cori. Brano carino ma niente di piu’, visto che e’ simile a molti altri presenti nella loro discografia.
Rocciosa, granitica, a tratti anche malinconica risulta la title-track “Hammer of dawn”, prossimo cavallo di battaglia in sede live; per il brano “No son of Odin”, vale lo stesso discorso gia’ fatto per “Brotherhood”.
In “Venerate me” troviamo la presenza di King Diamond, guest che scopro solo andando a leggere il booklet, visto che dall’ascolto della traccia la sua partecipazione passa del tutto inosservata.
Della successiva “Reveries” spicca soltanto la coralita’ epica del refrain: troppo poco; per trovare uno dei brani migliori del disco, dobbiamo aspettare “Too old to die young”, up-tempo di stampo “Helloweeniano”.
Ecco arrivare il turno della ballad “Not today”, un ibrido tra la classica ballata Hammerfall che si incrocia e si fonde con una tipicamente “Scorpions” (band di Klaus Meine XD), sia per quanto concerne la sonorita’, che per la melodia della chitarra.
Nonostante il minutaggio risicato, troviamo anche la presenza di un “filler” come “Live free or die”, up-tempo “scialbo”, senza spina dorsale: una delle tracce meno ispirate di questo platter.
Chiudono il disco due up-tempo come “State of w.i.l.d.” e “No mercy”: molto piacevole la prima, molto meno la seconda; “No mercy” e’ l’ennesimo “deja-vu”, praticamente identica a tante altre canzoni presenti nella loro venticinquennale attivita’ discografica.
Quello che questa band aveva da dire, credo che ormai l’abbia detto ; questo “Hammer of dawn” non aggiunge niente di significativo alla loro discografia, un disco senza infamia e senza lode.
Ad ogni nuovo ascolto, la votazione scende di mezzo punto: meglio fermarsi qui…onde evitare che il giudizio finale possa correre il rischio di diventare negativo.
Voto: 6/10
Stefano Gazzola















