Ormai, benedetti loro, gli Stramitici Saxon sono arrivati attorno alla settantina. Ma continuano a colpire duro come non mai. Benedetti loro, sempre. Cosa sarà questo “Carpe Diem”… credo il 23mo album di inediti. Vi dico subito che è un tipico album Saxon. Niente di più, niente di meno. Prodotto perfettamente, suonato come loro soli sanno fare… e soprattutto, un album di Duro e Puro Metallo Pesante come solo i Britannici sapevano fare tra il 1978 e il 1983. E se vogliamo, l’album è pieno zeppo di (meravigliosi) stereotipi/stilemi dell’Heavy Metal alla Saxon. Sì, è vero, a molti, moltissimi parrà che i nostri dopo tutti questi decenni di carriera non hanno più molto da dire. Eppure… vi è qualcosa in quest’album che non si può quantificare. Che non si può per nulla definire a parole. La voce di Biff che non perde lo smalto, tanto è particolare e rinomata in tutta la scena Metal? Di sicuro è qualcosa di peculiare ancora oggi. Dove lo trovi un altro cantante così? E lui con la sua magica voce ha il potere magico di farci tornare all’epoca migliore della NWOBHM, senza più e senza meno. Ed oltre a ciò… i Saxon 70enni risplendono come fossero 20/30enni, sui solchi di “Carpe Diem”, forse perchè prigionieri di un “Sacro Incantesimo”. Il cosiddetto Sacro Spirito del Metallo ormai li ha inglobati totalmente. Nessuno può negarlo, se vanno ancora forti, pesanti e veloci così. Effettivamente, forse in retrospettiva potevamo scovare qualche leggera ridondanza e forzatura nel precedente “Thunderbolt”. Ma qui a scanso di equivoci, i Saxon decidono invece di andare veloci e serrati per quasi tutti i 45 minuti di questo nuovo album. Vi giuro che è così. “Carpe Diem” è un treno veloce e inesorabile, che ci traina all’interno di scenari pesantemente metallici, con pochi rallentamenti (due principalmente: le epiche, bellissime “The Pilgrimage” e “Lady In Gray”). Ed anche qui, per tutti i metallari più attempati, quest’album rappresenta sicuramente l’ennesima grande festa. E non solo per loro. Penso infatti al fatto che oggi come oggi, la cosiddetta New Wave Of Traditional Heavy Metal sta dando il suo meglio anche con moltissimi gruppi giovani, che scelgono di adorare e servire la forma più tradizionale del Metal, soprattutto quella del filone British. E in mezzo a tutte queste nuove leve, i Saxon non sfigurano minimamente. Ripeto: la Classe, lo Spirito migliore, i Saxon lo hanno conservato mirabilmente. Se invece in quest’album “tipicamente Saxon” riuscite a vedere solo “manierismi” e “infantilismo” da metallari imberbi… beh, cosa vi debbo dire, andatevi ad ascoltare i Limp Bizkit e non rompete le scatole a tutti i metallari, vecchi e nuovi, in vena di far festa. Teniamoci i Saxon fino a che li abbiamo. Bisogna coglier l’attimo poiché del doman non v’è certezza. E loro lo sanno bene.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















