Dopo l’ennesimo cambio di cantante, i Burning Point si presentano con il nuovo “Arsonist of the soul” e il loro power melodico di base che ripercorre con discreto risultato tutti gli stilemi classici del genere.
Alla voce, dopo Nitte Valo ex- Battle Beast che a sua volta aveva raccolto l’eredità del capitano Pete Ahonen, che è rimasto alla chitarra e alla composizione di tutti i pezzi, arriva l’italiano Luca Sturniolo, nato in Italia ma residente nella nazione dei Burning Point, appunto la Finlandia, dal 2004.
Sturniolo, che sulle foto del profilo facebook sembra tutto tranne un cantante metal, visto che è sempre immortalato con una chitarra acustica, ha una voce potente e prima di sapere chi fosse il cantante mi ero stupito per l’esatta pronuncia di “Persona non grata”, forse la migliore song del lotto a mio parere. Dopo avere scoperto chi è il cantante, l’arcano è stato risolto subito, scemando la sorpresa per l’esatta pronuncia. Sturniolo ha collaborato alla composizione di molti testi dell’album e il suo apporto è stato quindi determinante anche in questo senso.
Secondo la biografia della Afm records, il suono di Burning Point si è indurito, rispetto all’ultima prova da studio, “The Blaze” che risale al 2016. Certamente il power metal dei finlandesi risente di molte influenze di buona parte dell’arco di espressione del metal.
In questo senso i primi due brani “Blast in the past” e “Rules of the universe” devono molto allo speed metal, con la voce di Sturniolo molto potente e efficace e le chitarre affilate e tirate, con un coro che ricorda molto quelli memorabili degli Helloween. Il metal classico emerge dal riff che potrebbe fare parte del repertorio priestiano con “Out of control”, gradevole esempio di heavy metal anni 80, ma ancora attualissimo. Il mid-tempo della title-track “Arsonist of the soul” propone ancora un esempio di metal dalle finiture classiche, mentre un tocco sinfonico emerge dalla seguente “Hit the night”.
Un ottimo assolo di chitarra salva e impreziosisce la non straordinaria “Running in darkness”, per arrivare all’incedere epico di “Calling”, che esalta il chitarrismo serrato di Ahonen e Pekka Kolivuori, con la batteria di Tuomas Jaatinen molto ispirata. Con “Off the radar” si riaffaccia fra i solchi il power metal classico che dovrebbe essere la cifra stilistica normale di Burning Point, mentre con “Fire with fire” si torna su atmosfere più epiche e la sensazione rimane ascoltando la successiva “Eternal life”.
Un album composito, dunque, che soddisferà gli amanti del metal classico, risultando meno interessante per chi è alla ricerca delle novità, oltre al fatto che, dopo Jacopo Meille dei Tygers of Pan Tang, un altro italiano emigrante del metal è alla ricerca del suo spazio. La prima prova, per Sturniolo, è certamente più che positiva.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















