Giovane gruppo inglese che si autoproduce questo primo album, circa un anno dopo dalla sua nascita, che sostanzialmente deriva dalla evoluzione del gruppo che annoverava praticamente tutti i suoi componenti attuali, i Fall From Perfection, che nel 2016 pubblicarono il disco “Metamorph”.
La mente compositiva del gruppo di Hampshire è certamente Tim Spurr, che si occupa del muro di chitarre che accompagnano i brani, ottimamente interpretati da Mary Day, cantante rocciosa che dichiara di avere in Cristina Scabbia dei Lacuna Coil un suo punto di riferimento artistico. Nel suo cantato, che alterna melodia a una aggressività decisa, si sente moltissimo, sia come tonalità che come modulazione dei passaggi melodici, l’ispirazione di Skin, leader degli Skunk Anansie.
Il riferimento a quel gruppo è abbastanza evidente, anche se le chitarre in tanti frangenti richiamano la lezione del muro del suono che ha caratterizzato i Pantera e il grande Dimebag Darrell, un grandissimo luminare della materia.
Loro definiscono la musica di “Code Blue” come groove-melodic metal e ci possiamo anche stare. I brani si susseguono serrati e la base ritmica di Ed Cornish al basso e Nuno Ramalho alla batteria sorregge una struttura dei pezzi che si mantiene per tutto lo svolgimento del disco abbastanza uniforme, ma non ci si annoia per nulla.
Tutto questo si riassume nella iniziale “Sublime Paradigm” che dimostra le linee di indirizzo che abbiamo espresso prima : chitarre molto potenti e una voce che non passa inosservata. Ci sono anche delle variazioni sul tema, come per le trame chitarristiche originali in “Hung, Dawn e Quartered” e l’assolo decisamente futuristico nella buona “Memento”.
E’ interessante il crescendo proposto da “Stress test” con linee vocali molto evocative, mentre “Memories of a stormy seas” propone un serie di spunti che potrebbero indicare il futuro musicale di Unrise, che attendiamo a un nuovo album con una parallela crescita, che si intravede in “Call to life” per lo sviluppo elaborato della proposta musicale. La song migliore, a mio avviso, è “Forgiving” che tutti gli appassionati di Skunk Anansie dovrebbero ascoltare per come si può evolvere il gruppo di Skin assorbendo una robusta dose di metallo. Non male anche “Code Blue”, la title track. In definitiva un buon esordio, anche se la band di fatto è alla seconda prova, e un sette e mezzo di incoraggiamento per la grinta che Unrise mettono in questo album.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi
















