Gli Eternal Silence dopo due EP usciti a cavallo di un paio di cambi di lineup, si presentano a noi con “Timegate anathema” quarto album e primo con la rockshots records.
La novità principale è l’uso di un violino suonato e non programmato, per mano di Katija Di Giulio, che da una certa profondità ai brani della band. Poi una serie di orchestrazioni che seppur tipiche della band però cambiano suono andando a pescare a piene mani sonorità tipicamente “vetuste” ed in voga negli anni ’80-’90.
Per il resto abbiamo la voce di Marika Vanni che da sempre il marchio di fabbrica della band.
Purtroppo come scrissi tempo fa per Cassina il microfono da studio è “invalidante” e non riesce a superare questo blocco; anche se rispetto a dieci anni fa è migliorato. Dispiace come già detto in passato dato che Alberto ha una voce interessante ma la paura di dar fondo alle proprie capacità inficia anche il risultato complessivo.
Le chitarre non sono male nel complesso, hanno suoni differenti in alcune canzoni rasentando quasi il metalcore come registro(prendete con le pinze il raffronto) e hanno il loro spazio durante i soli; come altrettanto le voci sono ben gestite, se escludiamo quello che ho indicato poco sopra per Alberto, un pochino meno la sezione ritmica che risulta ovattata. Non è chiaro se per un problema in studio di registrazione, quindi le takes non ottimali, o se per delle scelte in post produzione che spingono sulla voce di Marika, sulle chitarre e lascia indietro il resto.
Per la sessione ritmica, per mano di Zannin le batterie e Sessa per il basso, rimangono leggermente indietro e dispiace perché quello che si percepisce è parecchio interessante.
Inoltre i pianoforti inseriti nelle composizioni hanno poco corpo e sembrano troppo”sintetici”.
Non mi spiego come mai la band ha deciso di voler fare un lavoro con suoni “vecchi” e certe scelte di arrangiamento che seppur “differenti” dai precedenti lavori, quindi un tentativo di andare fuori dalla confort zone del combo varesino parecchio encomiabile, non risulta particolarmente funzionale. Resta il fatto anche di avere una produzione che, come avviene oramai nel power e nel power al femminile/symphonic power, spinge sulla voce, nella fattispecie quella femminile, quasi come se fosse pop porta ad avere un lavoro dignitoso e non “wow”.
“Rain” con un occhiolino ai Dimmu borgir per le orchestrazioni, la opener “The way of life”, “Ancient spirit”, “Lonely” e “My soul sad until death” sono i brani che mi hanno colpito più degli altri. come sempre ascoltate l’album e fatelo vostro quindi decidete le vostre canzoni preferite.
In conclusione questo “Timegate anathema” è un album godibile, dignitoso e che nel complesso potrebbe essere interessante.
Forse alcune cose potevano esser fatte in modo leggermente differente vista l’esperienza pluriennale della band, ma se sono state scelte ponderate ed artistiche nulla da eccepire ma resta il dubbio di funzionalità.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















