Terzo album dei Daemonicus questo “Eschaton”, lavoro che a tratti occhieggia verso il death metal svedese di qualche anno fa, il caro vecchio swedish death di dismember ed entombed per capirci, ma con una punta di modermità in più.
Il qualcosa in più è la tecnologia, la cura del suono,senza perder aggressività e la capacità di andare oltre al solo “copia e incolla”.
MA facciamo qualche passo indietro. Attualmente la band si trova con un rinnovato vigore anche grazie al fatto che vi sono dei nuovi membri della band, cosa che la band sottolinea per far capire le loro difficoltà dal 2006, anno di nascita della band e dei loro EP, per poter arrivare a noi solo ora con “solo” tre album aggiungendo, da nota biografica, che questo è il primo lavoro dopo nove anni.
Strutture note vicine al metodo dei padri del genere appena nominati si affiancoano a metodologie piùmoderne e con alcuni arrangiamenti più attuali. Sia chiaro siamo di fronte comunque a delle bordate aggressive di death metal senza fornzoli con le chitarre che si rincorrono e si intrecciano tra loro, con un ritmo sincopato e mai scontato. Di per se l’unica pecca, come in passato è il basso che sovente si perde, ma allo stesso tempo non vienie “dimenticato” dall’inizio alla fine. Viene percepito nella maggior parte delle volte.
Notevole la capacità massiccia della band di dare sfogo a bordate veloci quanto a ritmi cadenzati ed altrettanto devastanti. Nel complessivo, pur essendo un lavoro che ha radici pesantemente fissate nel passato ha delle dinamiche attuali e dignitose.
Dei nove brani che compongono questo lavoro vi dieri che “Heretic trails”, “Reform or die”, “You know my name”, “The double edge sword” e “Sacred and secular” sono i brani che mi hanno parecchio colpito e che mi hanno lasciato parecchio. Come sempre vi invito a far vostro questo album e poter quindi scegliere i vostri brani preferiti.
Concludendo, un buon lavoro di mix e master, un lavoro interessante di composizione e di arrangiamenti, che ribadisco, pur rimanendo allinterno di strutture già conosciute e non particolarmente aggiornate hanno trovato una nuova linfa facendo coesistere due tipi differenti di anime.
Si può esultare al capolavoro epocale? No. Ma abbiamo un lavoro fatto bene con dei punti di luce e poche pecche per cui si può tranquillamente definire questo “Eschaton” come un lavoro buono e di qualità. Auguriamo alla band di poterci deliziare con un nuovo lavoro, possibilmente, non tra nove anni.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















