Nikki Sixx è certamente un personaggio molto chiacchierato nell’ambito metal, sia per la sua militanza in un gruppo storico come i Motley Crue, ma, soprattutto, per il suo primo libro “Heroin Diaries” che nel 2007 mise a nudo la fragilità di certe stelle della musica e la loro dipendenza dalla droga.
Dopo il libro Sixx ha coinvolto James Michael, fino a allora conosciuto come produttore ed esperto di mixaggio, e D.J.Asba in un sodalizio che dopo tanti anni e 5 album in studio arriva alla consacrazione con il greatest hits, chiamato appunto “Hits”.
La scelta dei brani ha coinvolto anche i fans del gruppo e , in più, ci sono anche 6 brani nuovi, con due rifacimenti e quattro inediti, che anticipano i temi che saranno sviluppati nel prossimo album in studio, che dovrebbe essere imminente.
Il disco, rivolto principalmente a quelli che che non conoscono la produzione di Sixx AM, cerca di soddisfare un po’ tutti i gusti e insieme ai brani più groove, ci sono pezzi più intimistici, probabilmente a dimostrare anche gli alti e bassi che hanno caratterizzato gli ultimi anni dell’esistenza di Nikki Sixx e buona parte della sua vita da adulto.
La partenza è alla grande con “Life is beautiful” che è il brano forse più coinvolgente della sua produzione, con un invito a non piangere al suo funerale, evento che a quanto sostiene il bassista è stato sfiorato più volte. “This is gonna hurt” considerata la colonna sonora ideale del libro che ha fatto tanto discutere, è anch’esso un brano aggressivo e potente, con una sezione ritmica iperpompata e chitarre tutt’altro che scontate per una song veramente devastante, poi la tensione cala con “Lies of the beautiful people” con la parola bello che ricorre e che fa parte di un ritornello piuttosto trainante. Il disco procede fluido e senza cali di tensione, del resto il gruppo ha dichiarato nella fase preparativa di avere seguito le richieste dei fan che hanno praticamente determinato la scaletta. Non male “Stars”, che proietta la band in un sound decisamente futuristico. In questo contesto si capisce che la ricerca principale è per la melodia e i brani non sono mai troppo complicati, ma nemmeno banali, come nel caso di “Maybe it’s time”, ballata molto dolce e con chitarre quasi cantautorali, del tipo di quelle usate dall’ultimo Mike Tramp, tendenza che trova in “Skin” la sua sublimazione, con toni ancora più sdolcinati che mettono in evidenza la voce di James che si trova a suo agio anche su territori molto melodici. “The first 21” è una delle nuove song e guarda più al versante tranquillo della musica, con una specie di inno generazionale che Nikki ha usato per lanciare il suo ultimo libro chiamandolo con lo stesso titolo, così come “Penetrate” che torna sul groove e sulla orecchiabilità della struttura del pezzo, tendenza confermata dall’altro inedito “Waiting all my life” che indicano una direzione molto chiara per la prossima pubblicazione che si collocherà decisamente nel metal melodico. In attesa del nuovo album e magari leggendo l’ultimo libro “The First 21” è certamente una raccolta valida, che può essere ignorata da chi conosce già la storia musicale di questo gruppo.
Voto: 8 / 10
Massimiliano Paluzzi















