“Tutto ciò che vediamo o crediamo di vedere è solo un sogno nel sogno” Edgar Allan Poe
Prog…contrazione di una parola (Progressive Rock) che definisce un genere musicale; scritto così sembrerebbe una cosa semplice…è la è (nella sua meraviglia), ma non è così semplice raccontarlo.
Il Prog è più di un normale genere musicale, è un’espressione artistica per i cultori e musicisti impegnati in questo percorso musicale che, nato dalla psichedelia a metà degli anni ‘60, diventa lungo gli anni ‘70 (periodo del primo massimo splendore del genere) una corrente di pensiero che nella sua dottrina ha la sua contraddizione “formale”: è un genere che non è un genere…poiché non ha standards, ma solo punti di connessione. L’unica vera “regola” è il non avere regole.
Il Prog non era neanche una definizione all’inizio, Pink Floyd, Gentle Giant, Hawkwind, Mike Oldfield, Emerson,Lake & Palmer, Soft Machine, Kansas, Genesis e tanti altri suonavano solo la “Loro” musica senza confini ed erano tutti facenti parte della stessa scena.
La definizione di genere è stata un’artificio della stampa del settore per catalogare un movimento artistico (al pari del Surrealismo, dell’Impressionismo o del Cubismo di Apollinaire) che spaziava nelle correnti musicali di tutto il secolo e oltre.
La prefazione di questo articolo è funzionale e doverosa perché da alcuni giorni mi è arrivato via mail l’incarico di recensire il nuovissimo album (uscito il 10 settembre dell’anno in corso) di un autentico titano del genere Prog: Steve Hackett. Chiunque abbia, come me, divorato i dischi dei Genesis (un’entità quasi divina per noi adepti di Prog) con Hackett alle chitarre non può non portare un rispetto totale nei suoi confronti. Dico solo un titolo che ogni amante della buona musica dovrebbe sapere a memoria: After The Ordeal.
Steve nella sua carriera solista ha portato avanti la sua ricerca, ampliando il cosmo musicale nel quale è inserito e di cui è la stella più luminosa. Attorno a sé gravitano in questo stupendo Surrender Of Silence edito da InsideOut (colosso mondiale del genere) una schiera di musicisti impressionate:
Roger King (tastiere, programming e arrangiamenti orchestrali), Rob Townsend (sax, clarinetto), Jonas Reingold al basso, Nad Sylvan (voci) e Craig Blundell, Phil Ehart e Nick D’Virgilio alle batterie.
Steve con questo brillante Surrender Of Silence arriva e attraversa i generi musicali più disparati con una disinvoltura e una freschezza di idee formidabile. Dal Folk Rock al Prog più classico, dalla World Music allo Sperimentale Elettronico…ed è sempre grande grandissimo Progressive Rock, unico e autentico a 24k.
Il titolo dell’album legato indissolubilmente alla copertina (quando le giovani leve capiranno il sottile e delicato legame tra l’artwork e le musiche sarà un giorno migliore per la musica contemporanea). Il silenzio assoluto…il profondo “nulla” dello spazio infinito…il suono è creato nelle nostre orecchie non dal mondo esterno, ma dal nostro IO interiore. Sono le influenze della nostra vita che influenzano quello che percepiamo e allo stesso modo l’album abbraccia le più svariate influenze e stili musicali. Ed essendo stato scritto durante il Lockdown è chiaro che il buon Steve si è ritrovato nel silenzio del suo studio e ha cercato dentro sé.
E così troviamo pezzi come Natalia: canzone con innesto Classico con il riferimento a Prokofiev (autore che andrebbe insegnato dalla 1a elementare in tutte le scuole), cambi di tempi e modulazioni di armonie attraverso le testiere e gli splendi intrecci vocali, l’arrangiamento è stellare, non ci sono “spigoli” nei temi…una vera opera d’arte.
Segue Relaxation Music For Sharks (Featuring Feeding Frenzy): uno “Tetsuo” di musica Ambient e Prog raffinatissimo (Nick D’Virgilio tuona sui tamburi con una forza e uno stile unico).
Si continua con la stellare Wingbeats: un incipit da World Music per poi svilupparsi su tematiche ad ampio respiro…una visione aperta a 360° sul mondo (mi ha ricordato per alcuni ambienti sonori e nei cori All God’s People dei Queen).
Che dire poi di pezzi come Held In The Shadows, Fox’s Tango e Day Of The Dead, brani ricchi di strutture articolate, aperture in puro stile Prog di una caratura altissima. Ogni pezzo disegna, grazie ai cambi di tempo e alle stupende melodie, “panorami” sonori. Immaginifico lo straordinario pezzo Shanghai To Samarkand…una sorta di Babel di Alejandro Iñárritu, ma trasmesso in musica nelle percezioni sonore.
In chiusura troviamo due perle: Scorched Earth, brano attento nella tematica al tema dell’ambiente e alla salvaguardia del nostro pianeta, un mid tempo ricco di enfasi e stupendi passaggi orchestrali, il tutto con la solista di Steve che forgia assoli meravigliosi da vera antologia del Prog.
In fine la delicata, poetica: Esperanza, quasi un outro acustico che sigilla uno degli album Prog più belli di quest’anno, degno erede del grande e bellissimo “Under A Mediterranean Sky”.
In conclusione a questo articolo non possiamo che approvare (anche se non ce sarebbe bisogno, dato l’artista in questione) a pieni voti questo splendido Surrender Of Silence.
Una semplice glossa al termine prima di salutarci: la produzione, a differenza di tante altre uscite che soffocano il mercato discografico ormai asfittico, è finalizzata solo all’esposizione degli argomenti, del messaggio dell’artista. Uno degli elementi più deprecabili al giorno d’oggi nella musica è l’ossessione di tante band al Suono “perfetto e moderno” tralasciando completamente l’aspetto artistico. Questo album ci dimostra che è importante avere dei suoni e una produzione adeguata per rendere intelligibile e comprensibile il discorso musicale, ma non deve mai e poi mai prevaricare lo Stile, l’Essenza e l’Unicità dell’artista. Ma è anche per questo motivo, oltre il talento straordinario, che di “Steve Hackett” al mondo ce ne sono pochissimi…altri possono cercare d’essere “Alieni”, ma sono poco più che pantomime felliniane…
“Nei giardini cresce più di ciò che il giardiniere crede di aver piantato” Proverbio Spagnolo
Voto: 9/10
John Sanchez















